Scopata con il mio professore d’università

thumb18Ero decisamente indietro con gli esami, stavo al secondo anno di università ed avevo fatto meno della metà degli esami che mi spettava dare, non potevo permettermi altri problemi o rallentamenti, non sarei mai riuscita a finire in tempo.

Avevo meno di due settimane per preparare un esame davvero difficile, non tanto per il materiale e l’argomento, quanto per la fama del professore di essere molto severo e pretenzioso, in molti si erano presentati convinti all’orale e in tanti erano tornati indietro delusi.

Il professore era un uomo di 45 anni, divorziato, secondo voci di corridoio, era stato lasciato dalla moglie che aveva un altro, da quel momento aveva iniziato a riversare la sua rabbia e frustrazione sugli studenti che non lo soddisfacevano a pieno.
Lui amava essere adorato ed ascoltato, molte studentesse, anche durante la lezione, facevano le gatte morte per attirare l’attenzione e spesso ci riuscivano; il professore, devo ammettere, è un bellissimo uomo, affascinante, virile, sexy, che davvero non capisco come la moglie abbia potuto lasciarlo.

Decisi che dovevo fare qualcosa per assicurarmi questo esame, così pensai di agire nell’unico modo che sapevo mi avrebbe portato ad ottenere qualcosa, mi presentai durante l’orario di ricevimento fuori alla porta del suo studio.
Attesi due ore, feci passare tutte le altre davanti, volevo essere l’ultima, avevo bisogno di tempo per ottenere il mio scopo.
Quando giunse il mio turno, mi guardai alle spalle, non c’era più nessuno a fare la fila, entrai, ero un po’ agitata, non avevo pensato che le emozioni mi avrebbero potuto fregare.

Mi sedetti davanti a lui, aveva lo sguardo fisso sul monitor del pc, senza nemmeno guardarmi mi chiese di cosa avessi bisogno, gli dissi che avevo alcuni problemi a comprendere delle cose sul libro di testo, lui sembrò un po’ seccato, finalmente mi guardò.
Quando mi vide rimase un attimo bloccato, vidi i suoi occhi scorrere sulla mia figura, soffermarsi sulla mia scollatura vertiginosa e sulle mie gambe coperte solo da una gonna abbastanza corta.
Deglutì faticosamente e poi scosse la testa come se avesse voluto mandar via un qualche pensiero, mi chiese di fargli vedere dove avevo problemi di comprensione, mi diede le sue spiegazioni per dieci minuti, in quel tempo io mi muovevo sulla sedia in modo provocante, accavallavo le gambe, mi toccavo le labbra con l’indice, sorridevo e cercavo in tutti i modi di attirare la sua attenzione.

Mi resi conto che qualcosa stava accadendo, il suo tono di voce era più nervoso, inoltre, non si muoveva, come se volesse cercare di tenere a bada proprio corpo, fu allora che allargai leggermente le gambe e feci intravedere le mie mutandine.
A quel punto si alzò di scatto e si diresse velocemente verso la porta dello studio e la chiuse a chiave, tornò alla scrivania ma questa volta si poggiò sul legno davanti a me, dai suoi pantaloni vidi un evidente erezione, le mie provocazioni avevano avuto un certo effetto.

Lui non mi disse niente, si abbassò la zip e tirò fuori il suo grosso cazzo, non pensavo potesse essere così dotato, continuavo a domandarmi come fosse possibile che la moglie avesse mollato un così bell’uomo.
Mi avvicinai al cazzo, posai le labbra sulla cappella e iniziai a succhiare, lui emise un gemito di piacere, sentii la sua mano dietro la nuca spingere leggermente, mi stava invitando a prenderlo subito tutto in bocca, forse aveva pensato a quello tutto il tempo.
Aveva un sapore forte, intenso, buono, mi piace e penso che lui se ne accorse, perché succhiavo avidamente ogni goccia che usciva dal buco della sua cappella, leccavo la pelle e prendevo le palle in bocca, piene e gonfie.

Mi afferrò la testa con tutte e due le mani e iniziò a scoparmi la bocca, sentivo il suo cazzo arrivarmi in gola, lo facevo con prepotenza, a volte mi sembrava di soffocare, lo tirò fuori e me lo sbatté in faccia, poi mi sollevò per un braccio e mi fece sedere sulla scrivania a gambe aperte.
Si sedette sulla sedia, mi sfilò le mutandine e affondò la sua lingua nella mia fica pelosa e bagnata, lo sentivo leccarne e accogliere nella sua bocca i miei umori, mi penetrava il buchetto con la punta e poi inseriva due ditta e mi scopava.
Mi aggrappai alla scrivania e godetti di ogni suo gesto, mi fece venire due volte nella sua bocca, lo vidi leccarsi le dita, si tirò su, mi aprì meglio le gambe e mi penetrò nella fica col suo possente cazzo.

Mi scopò subito forte, lo vedevo e sentivo godere, le sue mani scoprirono il mio seno mettendolo fuori dal reggiseno, si abbassò per leccare e prendere in bocca i miei capezzoli, mentre continuava a fottermi senza tregua.
Lo incitai a scoparmi più forte, lui gemette e mi mise una mano sulla bocca, poi mi fece girare, stavo a pecorina sulla scrivania, sentii il suo cazzo entrarmi nel buco del culo senza chiedermi permesso, allargai le gambe per accoglierlo meglio e mi feci scopare.
Mi sbattete su quella scrivania per un tempo che mi parve infinito, poi lo sentii raggiungere l’orgasmo e sborrarmi nel culo.
Ci rivestimmo in silenzio, ritornammo ognuno ai propri posti, mi chiese nome e cognome, lo appuntò su un foglio e mi disse di andare via.

Il giorno dell’esame ricordava benissimo il mio volto, lo capii dal modo in cui mi guardò, comunque, lesse ugualmente il foglietto su cui c’era il mio nome e lo confrontò con il documento, feci l’esame, mi chiese cose semplici e mi lasciò parlare senza interrompermi. Quell’esame andò bene, prese il libretto, scrisse il voto, me lo fece vedere, era un bel 30, accettai, firmò ed uscii dall’aula.

Io e quel professore avevamo un altro esame da fare insieme, perché lui teneva un laboratorio a cui dovevo prendere parte, capii che per passare anche quello, qualche giorno prima dovevo bussare nuovamente alla porta del suo studio e così feci.
Scopammo ancora in silenzio, questa volta non mi chiese il nome e non se lo scrisse da nessuna parte, quando andai a fare il primo laboratorio mi fece mettere davanti, sapevo già di aver passato anche quello.