Giorgio e sua madre – Parte terza

giorgio e la madreTrascorso un mese dalla fatidica notte, Giorgio era stato dimesso dall’ospedale e poteva tranquillamente muoversi per casa o uscire. Per la scuola ci sarebbe stato tempo ed in ogni caso era in pari con lo studio, fin da bambino era stato uno dei migliori e non sarebbero stati certo un paio di mesi di assenza a fiaccare la sua media. I rapporti con la madre e il padre avevano riassunto una parvenza di normalità, sebbene gli sguardi della donna ogni tanto virassero ad una dimensione nascosta e proibita. Occhiate furtive, quando il marito era distratto e il figlio inerme. Per alcune coincidenze non erano quasi mai rimasti soli in casa tuttavia di lì a poco il il padre sarebbe partito per una settimana, un grande convegno di lavoro fuori l’Italia. I giorni e il viaggio erano noti a entrambi e il calendario, a poco a poco, scorreva verso quelle ore fatidiche.

La valigia pronta, un bacio alla moglie e la porta che si chiude dietro le spalle, suo padre era partito e Giorgio dopo averlo padre si diresse verso camera propria. La giornata passò tranquillamente, Melania sua madre era di buon umore e aveva passato l’intera mattinata a cucinare. Quella tensione che come una lama sembrava pendere sopra le loro teste si era sciolta. per tutto il tempo il ragazzo non notò nulla di strano in sua madre, sembrava tornata la donna di sempre e che quello accaduto tra loro due fosse un lontano ricordo. Arrivata la sera videro un filmetto in televisione assieme sul divano.

“Giorgio, era un po’ che volevo parlarti”, iniziò la madre, “Quanto accaduto all’ospedale non si deve mai più ripetere né dovrà mia venirlo a sapere qualcuno”. Il suo sguardo era di nuovo serio e teso. Stava scrutando gli occhi del figlio. Il sorriso che fino a poco prima aveva il giovane si era spento come un lumicino durante una folata di vento. Persino la tv sembrava non emettere suoni. L’atmosfera era statica e nervosa. Il ragazzo provò a rispondere ma lei gli si avvicinò e accarezzandolo sulla fronte come quando era bambino gli fece cenno di tacere. “Va tutto bene, sarà il nostro segreto”. La discussione finì lì, entrambi attesero la fine del film e si diressero verso le rispettive stanze. La notte era su di loro.

La mattina si era levata con un cielo sgombro e l’aria netta. Fuori faceva freddo ma tanto Giorgio non sarebbe uscito. Faceva ancora fatica a camminare con la stampella ma di sicuro la situazione era migliorata di molto rispetto ai primi giorni, i suoi problemi restavano in doccia dove si richiedeva che i gessi fossero ricoperti di nilon, per fortuna uno sgabellino sistemato nella cabina gli permetteva di stare seduto e non forzare la gamba. Entrato in bagno per lavarsi lasciò la biancheria nell’anticamera e, dopo aver coperto con dei sacchetti legati dallo scotch i gessi, si buttò sotto l’acqua calda della doccia. Senza farsi sentire, sua madre era sgattaiolata nell’antistanza e dallo specchio del lavandino godeva di una vista perfetta sul proprio figlio. Melania osservava il corpo nudo del figlio con consapevole soddisfazione, sebbene alcune parti fossero nascoste dai gessi e dal nilon, la tonicità e la giovinezza di quelle linee erano per lei miele. Il giovane era davvero bello per la sua età e in cuor suo stava realizzando il motivo per il quale era caduta tra le sue braccia quella notte. Il ventre piatto, solo una leggera peluria sul pube e un pene assolutamente fantastico, scendeva oltre i testicoli tondi e rilassati lasciando la cappella parzialmente scoperta al naturale. Le sue braccia e le sue gambe avevano i lineamenti dei muscoli tracciati da quel po’ di sport che il giovane faceva. Poche ragazze gli avrebbero resistito dopo averlo visto sotto la doccia con la pelle bagnata e lucente. Non voleva farsi scorgere da Giorgio e uscì subito dall’anticamera, facendo attenzione a non fare rumore. La voglia di assaggiare ancora quel corpo si era ridestata, per un mese non aveva pensato ad altro che al sesso che avevano fatto. Persino le rare volte in cui faceva l’amore con il marito il ricordo di quella notte sovrastava le sensazioni che provava in quel momento. Si sentiva sporca e malata, frustrata da quella situazione, il suo istinto di donna però non ammetteva compromessi, voleva ben più di quello che una madre dovrebbe osare chiedere dal proprio figlio.

Dopo essere tornata in camera da sola attese che suo figlio lasciasse il bagno libero. Lo intravide camminare con solo l’asciugamano per il corridoio, non appena varcò la porta della sua camera come mossa dall’ipnosi gli andò incontro. Aprì la porta senza bissare, il ragazzo era nudo e stava cercando di infilare i boxer. Melania lo guardò attenta e corse verso di lui buttandosi ai piedi. Era in ginocchio, di fronte al ragazzo, lo guardava dal basso verso l’alto. “Mamma che fai?”, non riuscì a continuare oltre. Sua madre scoppio in lacrime abbracciandolo da quella posizione, “Non posso stare senza di te, ci ho provato ma quella notte in ospedale non riesco a dimenticarla, sono una madre degenerata, una puttana”. Mealania piangeva abbracciando il figlio attorno alla vita, la sua testa appoggiata sugli addominali del ragazzo. Dopo qualche istante lui prese ad accarezzarle la tersta.”Mamma ti voglio bene anche io e devo dirti che per me quella notte è stata la più bella della mia vita, non sei una puttana, io ti voglio, io ti desidero ma non sapevo come dirtelo”. Le parole gli uscirono mentre si sedava sul letto con la madre sempre avvinta. Voleva alzarla e così fece, stringendola forte.

Passarono alcuni minuti ad accarezzarsi, lei era stesa lì di fianco a lui, si coccolarono teneramente giocherellando un po’. Sembravano ancora madre e figlio in certi momenti, in altri solo due amanti con la voglia di godere a vicenda. Il ragazzo alla fine prese l’iniziativa, spingendo le mani della madre sul suo pene, ormai eretto e svettante tra le sue gambe. La donna prese a baciare le labbra carnose del figlio mentre con la destra prese il lento ritmo della sega. Scappellava con grazia la carne di suo figlio, assicurandosi però che l’eccitazione e il piacere non fossero esagerati, voleva che il suo piccolo si gustasse il più a lungo possibile quel massaggio. Dal canto suo Giorgio stava palpando le tette di sua madre da sotto la maglia, sentiva la punta dei capezzoli sotto le sue dita diventare sempre più dure.La situazione era ormai calda a sufficienza per andare oltre.

Melania interruppe il suo lento ritmo e con un gesto leggero si mise a cavalcioni sopra suo figlio. Tirò su la maglia e slaccio il reggiseno lasciando le sue due aggraziate sfere esposte alle dita curiose del ragazzo. Averlo sotto di lei le dava una strana sensazione, non voleva staccarsi da lui per sfilare la gonna che portava, preferì scostare le mutandine dalla crepa fradicia che a stento coprivano. Il cazzo del figlio, ormai impaziente e con la punta umida di gocce di presperma non aspettava altro che di entrare in quel panetto di burro. Guardandolo negli occhi, gli prese il cazzo e lo guidò come un coltello che affonda nella carne tenera. La sensazione fu estatica per entrambi, lei si sentiva piena, col busto eretto e il volto puntato verso l’alto dal piacere improvviso che aveva avuto, lui invece avvertì la sua punta bruciare e inumidirsi mentre scorreva tra le strette pareti di carne. Erano in una dimensione quasi meditativa del loro rapporto. Melania strinse le sue gambe attorno ai fianchi del giovane e, assecondandosi con le braccia appoggiate sul glabro petto del ragazzo, iniziò a muoversi. Sarà stata l’emozione, la giovane età e l’enorme piacere ma Giorgio, dopo solo qualche colpo, emise un rantolo sordo e venne copiosamente tra le gambe della madre. Tremava tanto era stato forte l’orgasmo e la sorpresa per quel piacere tanto intenso. “Scusami mamma”, si sentì mormorare. “Non c’è problema, non abbiamo fretta”.

Un rivolo di seme scese tra le cosce sode della donna, alzatasi per ripulirsi e sfilare gli ultimi indumenti si accorse che il figlio era venuto come solo un ragazzo sano e vigoroso poteva fare. Il suo cuore era pieno d’orgoglio e presto si riempì anche la sua bocca. Una donna come lei ha tanti modi per ridestare un uomo da torpore, usò quello più diretto: la lingua ben passata attorno all’asta del giovane. Gli prese i testicoli in mano mentre si godeva il sapore misto dei suoi umori e del seme, dolce come il nettare, che imbrattavano la cappella. Sapeva che qualche semplice colpo le sarebbe bastato e così fu in breve. Neanche cinque minuti erano passati dalla loro fugace prima schermaglia che la spada era di nuovo pronta a combattere. Baciò ancora una volta le labbra di Giorgio e gli fece capire che questa volta avrebbe condotto lui il ritmo, si stese al suo fianco, aspettando che suo figlio si sistemasse propriamente per farla sentire di nuovo donna. Anche se con due arti fratturati, il corpo esile ma muscolare e definito si appoggiò aggraziato su di lei, con la faccia rilassata tra i grandi seni confortevoli. Fu Melania ancora una volta a dire quando cominciare, prese la virilità del figlio e la guidò dentro di sé. A differenza di prima non ci furono pause, una volta dentro l’istinto che tutti i giovani anni si era risvegliato e potè sentire sulla sulla sua pelle cosa voleva dire fare l’amore con un diciottenne in preda agli ormoni. Con un solo braccio a tenerlo sul letto riusciva a penetrare la madre con velocità e potenza, senza allentare il ritmo in nessun modo. La stava riempiendo più a fondo che poteva, spingendo il pene fino alla radice della vagina. I testicoli del ragazzo battevano contro di lei come nacchere impazzite mentre gocce di sudore scendevano dal viso del giovane che col respiro affannato la guardava negli occhi senza abbandonarla per un istante. Quanto era bello suo figlio e quanto le stava piacendo quel rapporto. Con le sue mani scorse la schiena e le natiche del figlio graffiandole  fino a ferirlo lievemente, con la bocca infine morse uno dei capezzoli duri e bagnati.

La loro danza selvaggia non accennava a finire. Le urla riempivano l’aria ormai calda e satura di quell’odor di donna inconfondibile che emanano i flutti corporei durante l’amore. Giorgio era agli sgoccioli, continuando a lavorare il suo petto Melania lo aveva praticamente accecato dal piacere e ora sentiva i suoi rantoli sempre più acuti ad ogni colpo. La madre strinse le gambe attorno alle natiche del ragazzo, favorendo spinte ancora più profonde. Come con un fiume in piena gli argini furono rotti quando lei gli strizzo con vigore le palle e un fiotto di sperma ad ondate regolari riempì la femminilità. Era venuta per l’ennesimo volta anche lei. Sfinito da quella prestazione, Giorgio si lasciò cadere sul corpo della madre, rimanendo ancora dentro e tentando di volgere lo sguardo al genitore. La loro passione li aveva devastati nel fisico e nella mente e Morfeo non tardò a rapirli sulla sua nuvola dorata.

 

Continua…

Bardo del piacere