Vogliosa ed arrapata in cucina

Mentre Emilia ripassava alcune pratiche da discutere l’indomani in Commissione, ha sentito suonare il campanello. Posò il suo blocco di appunti ed andò a rispondere. Guardò attraverso lo spioncino e alzò gli occhi. Era Giovanni, un amico di famiglia che abitava a due isolati da lei. “Ehi Giovanni, come va”, disse con noncuranza. “Vorrei parlare con tuo padre, è in casa?”. Figurarsi se Emilia lo aveva ascoltato, presa com’era ad osservarlo. “No, mi dispiace, i miei genitori sono fuori per il fine settimana”, ha detto. “Ma torneranno domani”. “Oh, non preoccuparti, volevo solo prendere in prestito i guanti da golf”. “Entra e li cerchiamo… penso siano in garage”. Emilia lo condusse lungo il corridoio che porta al garage. Giovanni era sorpreso di vedere il disordine del garage, in quanto il resto della casa era sempre tenuto immacolato. Come Emilia cominciò a cercare i guanti sugli scaffali, aprendo e chiudendo scatole, Giovanni notò cose che non aveva mai notato prima. Emilia era cresciuta tantissimo dall’ultima volta in cui l’aveva vista. Ora aveva seni pieni e ben formati, un ventre piatto, e le gambe che sembravano non finire mai. Aveva 25 anni, ed il viso di una ragazza di appena 18, un bel culetto sodo premuto dentro ad una minigonna nera, molto sensuale. Si chinò a guardare in una scatola di attrezzi sportivi, e Giovanni vide qualcosa che non si aspettava, il bel culetto della ragazza. La gonna si era alzata e si poteva vedere il sedere nudo coperto solo da una striscia di stoffa. Giovanni non avrebbe mai pensato che una ragazza 20 anni più giovane di lui glielo avrebbe fatto diventare duro, ma se lo sentiva crescere. “Ah ah! eccoli”, disse Emilia trionfante. Giovanni si sentiva umiliato per aver avuto questi pensieri, ma era troppo tardi. Emilia ha, forse, visto un rigonfiamento ben definito nei pantaloni del suo vicino. Non sapeva cosa fare, e decise di gettare uno dei guanti davanti a lei. Tenendo gli occhi sui pantaloni, si chinò di nuovo, questa volta quanto basta per fare in modo di poter fare vedere meglio ciò che si trovava sotto il perizoma. L’erezione di Giovanni è cresciuta. Non poteva farne a meno, era stato ipnotizzato dalla visione. Emilia aveva fatto sesso una volta con il suo vecchio fidanzato, ma erano entrambi vergini quindi l’esperienza è stata imbarazzante per entrambi. Emilia ha deciso quindi di prendersi una rivincita e rifarlo con calma e vedere cosa succederà. “Vuoi un caffè?”, gli chiese lei. “Beh, in realtà dovrei andare, ma… perché no”, ha risposto lui. Parlarono per qualche minuto, mentre Emilia preparava il caffè. Ha usato questo tempo per elaborare il suo piano, solo per essere interrotto dal caffè. “E’ ora di agire”, pensò Emilia mentre versava il caffè. Lo lasciò raffreddare un po’ prima di portarlo a Giovanni. Si diresse verso di lui fino a trovarsi pochi centimetri dal suo viso. “Uffa”, disse lei mentre volutamente rovesciava il caffè su di lui. Cominciò a pulirlo, sempre restando a pochi centimetri dal suo viso, avendo cura di toccare i suoi capezzoli, facendoli indurire. “Ecco, fammi prendere un tovagliolo”, era la mossa giusta. Si mise a cavalcioni su di lui e cominciò a pulirlo, un po’ a casaccio. La sua era solo una scusa per toccarlo un po ovunque per stuzzicarlo. Sentì il suo rigonfiamento arrivare in cima ai suoi pantaloni e la sua figa rapidamente divenne umidiccia. Appena lei si alzò dalle gambe di lui, vide una grande macchia bagnata sull’inguine do Massimo. Avrebbe potuto essere il suo pre-cum, ma Emilia ne approfittò per pulire anche quella zona. “Mi dispiace,” disse, e cominciò a pulire la macchia, causando un aumento di erezione e la macchia diventare ancora più grande. Sempre fingendo, lei scoppiò a piangere. Giovanni fece del suo meglio per consolarla. “Emilia, non piangere, io sono quello che dovrebbe essere dispiaciuto, per averti guardato le tette ed il culo mentre eri chinata”. Ci era cascato; lei raccolse la sua compostezza e fece del suo meglio per tornare al suo piano. Emilia lo baciò freneticamente, costringendogli la lingua in gola e lo spinse sul divano. “Aspetta un attimo, sei sicura?” Giovanni riuscì a dire tra i baci. Si fermò di nuovo, imbarazzata, e annuì. “Allora divertiamoci con calma”,  disse lui, mentre faceva scivolare le dita verso il basso-ventre fino a raggiungere l’ombelico. Le sbottonò la maglietta molto delicatamente, esponendo i suoi seni e lei arrossì ogni qualvolta lui li osservava e li accarezzava. Lentamente prese un seno in ogni mano portando il capezzolo alla bocca. Mentre succhiava Emilia si lasciò sfuggire rapidi e forti gemiti di piacere. Si tolse la camicia ed i pantaloni. Giovanni la fermò e si inginocchiò di fronte a lei. Usando i suoi denti la spogliò. Emilia rimase con solo il perizoma inzuppato a proteggere la figa quasi vergine indosso, e ciò provocò una forte erezione a Giovanni; il suo cazzo spingeva dolorante nei pantaloni. Spinse il suo perizoma da parte e si mise a leccare il clitoride con la lingua, mordicchiando di tanto in tanto le labbra della fica. La sua lingua leccava avidamente ogni cm della figa, gocciolante di orgasmo. Più lui leccava e più lei godeva, fino a che raggiunse un orgasmo, urlando parole irripetibili, da vera troia. Si slacciò i pantaloni e le ficcò il suo cazzo in bocca. Gliela pompò per un po’; erano entrambi eccitati e lui non tardò a venire. Lunghi getti di sborra dritti in gola, che furono ingoiati sino all’ultima goccia. Qualche secondo di pausa ed era tempo di ricominciare. Emilia iniziò a toccarsela, masturbandosi il clitoride e stuzzicandosi le labbra della passera. Questo bastò per risvegliare il cazzo di Giovanni che in pochi secondi diventò durissimo, mentre la guardava esplorare fica e culo. Come vide il suo cazzo irrigidirsi, si sedette sopra di lui, con la schiena rivolta al suo viso, e cominciò a scoparsi la figa a smorzacandela, prendendo il suo cazzo tutto fino alle palle, che sbattevano contro il clitoride. Giovanni sentì la figa stretta avvolgergli il cazzo e strinse le gambe. Lei lo tirò fuori perchè capiva che stava per sborrare e voleva sentire che sapore aveva la sborra. Si sdraiarono per terra avvolti in un lussurioso 69. Leccò il suo membro e lo sentiva pulsare in bocca fino a quando spruzzò fuori fiotti di sperma caldo ed appiccicoso. Lei era esausta, la sua figa ormai era aperta e gocciava umori. Il suo culetto, stretto e racchiuso in due chiappette sode e ben fatte, reclamava la sua parte. Lui cominciò a leccarle il buchetto che, al contatto con la lingua, si apriva e chiudeva ripetutamente. Non riuscì a scoparlo perchè aveva già sborrato due volte, ma lo scopò con la lingua, infilandogliela e togliendola come fosse il suo cazzo. Le scopò il culo per lunghi e goduriosi minuti, sino a che, lei, esausta, lo ributtò indietro, dopo aver raggiungo un altro profondissimo orgasmo.