Ricatto sulla spiaggia parte 2

ricatto

Carlotta tremava ma non da freddo, dalla paura! Si trovava in macchina con quei due uomini che l’avevano violentata dopo averla narcotizzata, lasciandola tutta nuda da sola in mezzo alla strada. Ora che pensava di essersi salvata, Carlotta era invece finita dalla padella alla brace! Guardò attentamente i due maniaci: il primo era magro come un chiodo, dalla carnagione pallida e malaticcia, ossuto e dalle gote leggermente arrossate, il rossore dell’alcool. Aveva dei denti irregolari e gialli che stringeva come se volesse romperli, mentre due occhietti acquosi si spostavano dalle grosse tette sode di Carlotta al suo interno coscia, divorando con lo sguardo la sua fica depilata. L’altro invece era mezzo mulatto, dalla carnagione olivastra e dai capelli crespi e neri. Aveva un naso enorme spiaccicato in mezzo alla faccia, due sopracciglia foltissime e due grosse labbra da negro increspate in un sorriso. Era molto alto e grosso, entrava a malapena nel furgoncino. Dopo alcuni minuti di silenzio mentre il veicolo avanzava a passo d’uomo lungo il litorale, il mingherlino disse con voce melliflua “Mia cara è stato davvero un piacere scoparti e farcirti come un bignè prima in spiaggia, ma purtroppo per te non ci è bastato. Già, pur trattandosi di una bella figa come te, non da troppa soddisfazione chiamarsi una donna che non risponde agli stimoli, priva di conoscenza”. L’altro ridacchiava come un asino in calore. “Cos’, abbiamo fatto qualche istantanea… oh solo qualche innocente fotografia per ricordo della nostro allegro passatempo. Tuttavia, quelle che vedi ai tuoi piedi sono solo carta straccia: è il negativo quello che conta ed è al sicuro nelle nostre mani. Se vuoi che lo distruggiamo devi fare tutto quello che ti dico, altrimenti manderemo le foto ad amici, parenti e pure sul tuo posto di lavoro. Eh già, nella tua borsetta abbiamo trovato i tuoi documenti e sappiamo tutto di te, chi sei cosa fai, dove abiti e dove lavori!” E si mise a ridere di gusto, scoprendo quegli orribili denti ingialliti mentre l’altro gli dava forti pacche sulla spalla che lo smuovevano tutto. Carlotta era sul punto di piangere, nonostante avesse aperto la bocca più volte non era riuscita a dire niente, ed era rimasta li impalata. come un ebete. Improvvisamente il fiato gli uscì tutto assieme e gridò “Bastardi! Potevo rimanere incinta li sulla spiaggia teste di cazzo, maledetti! Per fortuna prendo la pillola e non corro rischi, ma siete davvero due porci schifosi, anzi no due serpenti viscidi!” I due presero quella sfilza di insulti come un complimento, e gli si illuminarono i volti “Molto bene molto bene ora basta con i convenevoli: adesso accostiamo e ci succhi il cazzo a tutti e due, altrimenti ti buttiamo in strada e andiamo a distribuire le foto chiaro?” E detto così il furgoncino si parcheggiò all’imbocco di una piccola pineta, a metà strada tra il mare e l’asfalto. I due reclinarono i sedili e si tirarono giù i pantaloni: il magrolino aveva un cazzo pallido lungo e fino, mentre l’altro tirò fuori un bastone di carne di almeno 25 centimetri, dalla cappella enorme e nera. Rimasero fermi così, guardandola negli occhi. Carlotta sapeva che non le restava niente da fare se non collaborare, e si chinò in avanti prendendo in bocca il cazzo più piccolo e iniziando a segare l’altro, facendo sobbalzare oscenamente le sue tettone e provocando immediate reazioni nei membri dei due maniaci. Leccava e succhiava quel cazzo sudicio, mentre muoveva la sua mano su e giù sul cazzone nero, scappellandolo e arrivando fino alle palle grosse e depilate. Dopo un po’ cambiò posizione e prese in bocca quella cappella enorme, succhiando bene e sbavandolo di saliva, mentre toccava i coglioni dell’altro. Andò avanti quasi venti minuti, la mascella le faceva male e dopo un po’ ecco che il magrolino emette un gridolino e viene in bocca a Carlotta, che sorpresa ne ingoia la metà tossendo. Allora il negro si alza e punta la sua faccia, sborrando come pioggia liquido giallognolo su tutto il suo viso, imbrattandole occhi naso e bocca. “Non male troietta, davvero, mi hai fatto godere!” Disse il piccoletto, mentre l’altro le prendeva a pisellate la faccia imbrattata. “Adesso ti propongo una cosa molto divertente: esci dalla macchina così come sei, nuda e sporca di sborra, vai a quel tabacchi, entri, compri un pacchetto di sigarette e ce lo porti. Subito!” Carlotta avvampò dalla vergogna e dalla rabbia mentre la facevano scendere a forza dal furgoncino, indicandole il negozietto in fondo alla strada. Iniziò a camminare a passi lenti e indecisi, sentendo sulla pelle nuda il sudore freddo che scendeva e la sborra che iniziava a seccarsi tirandole la faccia. In cinque minuti arrivò al tabacchi, la strada era deserta. Aprì la porta con timore, facendo tintinnare una piccola campanella posta sulla porta stessa. Il titolare si voltò pigramente, come faceva quando entrava un nuovo cliente, ma questa volta sgranò gli occhi e lasciò cadere a terra la sigaretta che stringeva in bocca, ancora accesa. Dentro al locale c’era quattro persone, due filippini scaricatori di merce di mare, un anziano marinaio tatuato al bancone, già mezzo brillo e un ragazzotto che era venuto a comprare le sigarette. Tutti rimasero un secondo a guardare quella fica di Carlotta tutta nuda, sporca di sborra, dalle tettone invitanti e dalla fica fresca anche se usata e umida. Poi fu un attimo: come un solo uomo le furono addosso, iniziarono a palparla, palle in bocca, cazzi in culo e in fica, mani che segano altri cazzi, dita in culo, e urla disumane. Carlotta veniva usata come una vacca mentre i suoi aguzzini fuori se la ridevano guardando la scena dalla vetrata del tabacchi.