Pausa in ufficio

Mi strofinai le cosce e tirai la morbida seta della mia gonna. Dannazione! Odiavo essere vestita così. Datemi jeans e una maglietta ogni giorno. Mi è dispiaciuto lasciare Ronaldo, è stato gentile a regalarmi un nuovo abito. “Potresti smetterla per favore?” Sandro chiese. “Abbiamo un sacco di lavoro da finire per questa sera, soprattutto questa presentazione e la tua irrequietezza mi distrae … per non dire altro”. “Scusami” Io ringhiai. “Sono solo a disagio. Nervosa, anche”. “Perché ti vesti in quel modo?”, Ha chiesto. Alzò lo sguardo dalla montagna di documenti e mi squadrò dalla testa ai piedi, guardando la mia camicetta in pizzo bianco, la gonna di velluto, ed i miei bellissimi sandali col cinturino. “Ho fatto l’errore di ascoltare il mio migliore amico”. “Sei elegante, però, Laura”, ha detto sorridendo; un giudizio apprezzato ma che lei sentiva come una pugnalata di energia elettrica sparata attraverso la sua gabbia toracica. Sandro era un bel ragazzo dall’aspetto caldo, a dir poco. Purtroppo, era anche noioso, soffocante, e teso. “Grazie” dissi, ignorando ogni altro commento, anche erotico. “Cosa stavo dicendo?”; ha messo la penna contro le sue labbra e la faceva scorrere avanti e indietro; labbra rosse che invogliavano ad essere baciate. Se era noioso o no era un altro discorso, una ragazza non avrebbe faticato a desiderare una bocca del genere. Avanti e indietro la penna viaggiava per poi scomparire per un istante nella sua bocca. La mia lingua si seccò e ho sistemato la gonna. Lo stress si stava facendo sentire. “Io… ehm, tu eri…” Mi contorsi sul sedile. Mossa sbagliata. Il mio perizoma strofinò contro la mia passerina e capii che ero eccitato, mi sentivo bagnata, umida ed appiccicosa. La fettuccina di elastico sul mio clitoride mi ha fatto godere un po’. “Non stavi ascoltando affatto eri?” Mi ha appuntato con quegli occhi azzurri profondi. “Per favore, vuoi smetterla di agitaryi? Non riesco a concentrarmi. “La sua voce si era abbassata ed il tono era diventato quasi pericoloso. “Scusami,” squittì. Ripose delle carte e si alzò in piedi. Mi guardò il mio abito color grigio antracite, cucito su misura per me. Lui vestiva in giacca e cravatta. Era una giornata importante. L’abito era sobrio ma accentuava le forme muscolose del suo corpo. “Quando fai così non riesco a pensare,” disse, lasciandosi cadere in ginocchio davanti a me. Ancora una volta, la voglia di toccarmi divenne schiacciante. Grandi dita tozze tracciarono il pizzo ed i fronzoli del mio intimo. “Non dovresti vestirti così, Laura. È già abbastanza difficile da guardare e resistere, immagina quando poi le tue curve sinuove si muovono strofinando sul cotone. Non riesco a tenere la mente concentrata su quello che sto facendo, quando ti vesti tutta di seta e soprattutto se non porti intimo”. Passò una mano sulla mia gamba nuda, palpando la carne nuda del mio polpaccio, passando poi sopra il ginocchio, arrivando alla coscia. Ho ceduto e si contorceva. Mi sentivo i capezzoli rispondere indurendosi e strofinando contro il tessuto morbido della mia camicia. Un piccolo gemito mi sfuggì e mi ricomposi al mio posto di lavoro. “Questa è bella», sussurrò. Il suo alito caldo ha invaso il tessuto fragile sopra i miei seni e prima che me ne potessi accorgere o rifiutare, si mise un capezzolo in bocca, succhiandolo avidamente. Il tessuto del reggiseno fu imbevuto di saliva e del suo calore. Mi spostai di nuovo e rimase a bocca aperta appena io allargai le gambe mostrando il mio perizoma, e questo si aggiuse alla tortura. “ti sto torturando, lo sai?” Annuii, non fidandosi della mia voce. Le sue mani si immersero sotto la mia gonna e strapparono il minuscolo perizoma dai miei fianchi, trascinandolo lungo le cosce, oltre le mie ginocchia e finalmente fuori. Nascose il viso in grembo e strofinò il suo volto attraverso la seta, sulla mia passerina, sempre più umida e gocciolante di umori. Io timidamente gli toccai i capelli, belli, morbidi e neri. “Ah, Laura, abbiamo entrambi l’intenzione di essere licenziati…” sospirò. “Per cazzeggiare al lavoro?”, chiesi, con una risata strozzata. Ho respirato il suo odore, che in un attimo aveva invaso il mio naso, un profumo di legno di sandalo, muschio, menta piperita e l’inconfondibile odore del potere. Un mix inebriante. “Potremmo tornare al lavoro”, suggerii, sperando che, al contrario, continuasse a leccarmi ed a godere insieme. “Non ancora, non ancora”, disse con un filo di voce, mentre spingeva la gonna lungo le cosce. Le sue labbra strofinarono lungo le mie cosce, la sua lingua delineò la forma della carne morbida dei miei fianchi. Sandro spinse dolcemente le ginocchia allargandomele, mentre poneva delicatamente il naso lungo la mia fessura calda. L’aria nei miei polmoni divennne spessa e pesante. Il suo alito caldo mi provocava continui rantoli di piacere e non volevo che questo attimo finisse. Non mi aveva nemmeno toccato ed ero già sul punto di venire. Tirai un respiro profondo ed ero in pieno piacere. Forse Sandro non era così noioso, dopo tutto. Misi i palmi delle mani sulle sue spalle, toccando ogni centrimetro della sua pelle. Intanto guardavo la sua lingua allungarsi come poche per gustare la mia carne. La sola vista mi ha fatto rabbrividire. Trattenni il respiro in un’attesa che sembrava un’eternità. Infine la sua lingua spazzolò il mio clitoride come un dolce fuoco. Mi ha succhiato in pieno e mi lasciai sfuggire un grido isterico mentre infilava due dita nella mia figa piano e delicatamente. Le mie mani schizzarono sulla sua schiena, il collo, prima di infilarsi nei capelli. Ho tenuto la sua testa ferma, premuta contro il mio petto, mentre le sue dita continuavano a lavorarmi figa e clitoride, senza sosta. Urlai ripetutamente di non fermarsi, di continuare a farmi godere, darmi di più. Ad un tratto si è allontanato dal mio clitoride, lasciandomi ansimante e disperata mentre le sue dita continuavano la loro tortura delicata, accarezzandomi le grandi labbra e tutto il pube, giocando con il mio ciuffetto di peli neri, ricci e morbidi. Lo guardai stimolare il mio pube peloso con le sue labbra, baciando la mia carne pallida. Mi guardò negli occhi con un sorriso da lupo e leccò tutto il mio pube. Mantenendosi sempre stretto contro di me, tornò a giocare col mio clitoride. Ero sull’orlo dell’orgasmo, e stavo ansimando come un animale in calore. La testa immersa tra le mie gambe e lui intento a succhiare di nuovo mentre lo tenevo saldamente con le mie cosce. “Togliti i pantaloni”, gli ordinai. “Ho bisogno di qualcosa in più. Te lo devo dire a voce alta?”. Non se lo fece ripetere due volte. Spogliò i pantaloni in un lampo e si fermò davanti a me, facendomi accarezzare  il cazzo gonfio, con lo sguardo prima e poi la mano. Un gemito mi è bastato per capire che gli piaceva la sensazione della mia mano su di lui. “Per favore”, fu tutto quello che riusciva a dire, eccitato dalla sensazione della mia mano che lo strofinava sul pacco rigonfio. L’ho fatto inginocchiare. “Hai bisogno di scoparmi, Sandro, inutile girarci intorno, sesso e solo sesso è quello di cui tutti e due abbiamo bisogno in questo momento”. In un attimo i suoi boxer furono gettati a terra ed io sollevai le gambe mostrandogli la mia figa in tutto il suo splendore e pronta per essere scopata e sfondata a dovere, come lui sognava da tempo di fare. La sua cappella strusciò per qualche secondo contro la mia figa ed io sospirai. Aveva un forte desiderio di scoparmi, e qualche attimo dopo mi trovai tutto il suo cazzo dentro, che sbatteva contro il mio clitoride da sembrare quasi doloroso. Non mi importava che lui detenesse il potere e che il gioco lo comandasse lui; erano cose di cui non mi curavo. Ho semplicemente bisogno di sentire Sandro lavorarmi la figa. Avevo bisogno di quel cazzo brutalmente duro nei miei più segreti, luoghi bui e caldi. “Per favore, scopami forte!”, fu l’ordine imperativo. Un calore godurioso e duro mi avvolgeva ad ogni spinta. Mi afferrò le ginocchia e allargandomi le gambe, li appoggiò sui braccioli della poltrona. Le sue dita puntarono nella carne dei miei fianchi come mi ha tirato verso di lui anche se si spinse in avanti. I suoi occhi luminosi si accesero come in un lampo e si strinse le labbra. La sua faccia si contorse con uno sguardo di dolore. Stava per venire. Venni prima io di lui e sentii i miei umori aumentare di volume e gocciare, bagnandogli completamente il cazzo, che scivolava dentro e fuori la mia figa, infiammandomi il clitoride. Urlai di piacere. Pochi attimi dopo sborrò anche lui e sentìì tutto il suo seme scorrermi dentro, riempiendomi di piacere. Andò avanti a scoparmi per qualche secondo sino a che il cazzo rimase duro; quando tornò floscio lo tirò fuori e se lo fece ripulire con la lingua. Ci rivestimmo e proseguimmo nel nostro lavoro, come se nulla fosse mai successo… quel giorno!