L’allenatore a letto

Era ovvio che Luca mi voleva. Lo volevo troppo, e non importava che fosse l’allenatore della squadra di calcio di mio figlio, o che suo figlio avesse giocato nella stessa squadra. Inoltre non importa se sua moglie sia venuta a quasi tutte le partite e si sedeva accanto a me o che mio marito si sedeva di fronte a noi. Quando ci siamo incontrati la prima notte in aprile dietro al liceo di San Marco, Luca è stato la prima persona che ho incontrato. “Posso avere l’attenzione di tutti, per favore?”, ha detto. Il gruppo si è riunito in un cerchio stretto, tutti i genitori ed i giocatori intorno all’uomo straordinariamente bello in maglietta grigia e pantaloncini. “Voglio presentarmi. Il mio nome è Luca e sarò l’allenatore”. Mentre illustrava il programma non riuscivo a togliere gli occhi dal suo inguine.  “Tu sei la madre di Antonio, giusto?” Chiese. “Sì,” dissi, cercando di non sbavare. “Ho sentito parlare molto di lui.” Si strofinò il mento pensieroso. “Beh, lui è entusiasta di essere qui”. Ci eravamo trasferiti in città l’autunno precedente e da allora voleva tornare a giocare a calcio, un gioco che aveva giocato da quando aveva quattro anni. E ‘stata un’altra serata calda come tante altre ed io ero seduta da sola vicino al bordo del campo di calcio – fingendo di leggere una rivista – quando ho visto Luca camminare nella mia direzione. Né Carl né Miriam erano venuti quella sera e la squadra era in pausa. Anche gli altri genitori erano impegnati parlando del viaggio, pianificando gite. “Ciao, Luca.” Il mio cuore manco un battito. Raramente abbiamo parlato direttamente, nonostante gli intensi sguardi tra noi. “Tu e Carl ci sarete questo fine settimana?”, chiese. “Io ci sarò, ma Carl deve lavorare”. “Oh, questo è buono …”. “Voglio dire, è bene che almeno uno di voi può venire a sostenere la squadra”. “Allora, pensi che i ragazzi siano pronti?” Ho chiesto, cercando di sembrare interessata. Volevo solo ad ascoltare la sua voce sognante. Non ha risposto. Una volta che la cena era finita e che era ora di andare in albergo – un Holiday Inn dall’altra parte della strada. Che cosa sarebbe successo? Sarebbe successo qualcosa? Se c’era l’opportunità, sarei stata in grado di andare fino in fondo? E che cosa sarebbe successo? Che cosa faremo? “Sono nella stanza 163. Connor non vuole stare con me, quindi sono da solo”, ha detto Luca, la dichiarazione che suona come un invito preciso. Non ero sicura di come rispondere. “camera 106”, risposi di getto. “Buona notte, allora”. “Ciao … voglio dire, dormi bene”. Circa un’ora dopo però – proprio mentre mi stavo addormentando – ho sentito un leggero bussare alla porta. Il mio cuore era in gola, andai a rispondere. Naturalmente era Luca, più bello che mai in pantaloni di tuta grigi e una canottiera bianca. “Hey. Che cosa succede?”. “Uh, volevo solo assicurarmi che stessi bene”. “Io ero quasi addormentata”. “Scusa … è solo che …” “Che cosa?” Una goccia di sudore colava giù tra i miei seni. “Questa è una cattiva idea”. “Che cosa è una cattiva idea?” “Questo…” disse, spingendomi indietro nella stanza e baciandomi sulla bocca. Pessima idea o no, siamo caduti sul letto, a tentoni, come nessuno di noi aveva mai toccato un altro essere umano prima. Rimasi senza fiato. “Che cosa c’è che non va?”. “Luca…”, sopraffatta, riuscivo a malapena a parlare. “Oh mio dio. Hai ragione. Mi dispiace. Sapevo che questo era un errore”. Lui cominciò a camminare avanti e indietro di fronte al letto. Sdraiata sul materasso, ho pensato a quanto volessi mi toccasse, quanto avrei voluto che mi baciasse, mi prendesse in braccio e scopasse senza senso. “No, no, va bene. Voglia di fare sesso per tutta l’estate”. Come Luca, non avevo alcun interesse a far male a nessuno, ma nell’essere in quella stanza così vicino all’uomo che avevo sognato per mesi, mi sono sentita come una bambina in un negozio di bambole, e volevo ottenere un certo tipo di trattamento. “Solo per questa volta, Luca… per favore.”. Ringhiò, in ginocchio di fronte a me. “Ho bisogno di te”. Inspirò profondamente, premette il viso in grembo, stringendo i bordi della mia camicia da notte. “Hai un odore così buono”. Mentre mi spogliava, ha allargato le mie gambe e cominciò a baciare e mordicchiare la delicata carne delle mie cosce. Mentre si avvicinava alla mia passerina, ho potuto sentire il mio corpo iniziare a tremare. “Luca…” “Voglio vederti in questo stato – nella luce”, ha detto, accarezzando il mio corpo nudo. “Voglio vederti”. Volutamente, fece scivolare due dita in profondità nella mia vagina. “Oh mio Dio, sei così bagnata”. Felice di avere almeno una parte di lui dentro di me, ho allargato di più le gambe. “Luca…” stavo per bagnarmi e non aveva nemmeno ancora fatto nulla. “Questo è tutto, baby. Mostrami quanto ti piace quando ti tocco”. Abilmente ha spinto le sue dita dentro e fuori, scopandomi la figa con dolcezza ma tanta voglia. Mi fece le fusa, assaporando ogni mossa, ogni secondo di questa esperienza. Ha aggiunto un altro dito e si sporse in avanti per sfruttare meglio, mentre mi penetrava con la giusta quantità di forza. “Luca…”, mi è impossibile trattenermi, sto per venire e bagnarti le dita. “Dai, godi”. E con questo, portai giù, affondando i talloni nel materasso, divorando la sua mano, fino a schizzare i miei umori femminili su tutta la sua mano. “Ohhhhhh…” Ho pianto, ondate di euforia in aumento, martellante, che pulsavano attraverso il mio corpo. Quando finalmente la tempesta era passata, mi sdraiai esausta, ed un po’ euforica. Lui non sembrava soddisfatto e disse “Ho bisogno di sentire il tuo sapore. “Spremerti, leccare e mordere il collo e capezzoli, e poi sentirti fare le stesse cose a me, finchè non sborrò. Sentire Luca leccare la mia figa era incredibile, ma ho bisogno di più – ho dovuto avere di più. “Ti voglio dentro,” mi lamentai, disperata per possederlo completamente. “Voglio il tuo cazzo – ora” Avevo aspettato abbastanza. “Se lo facciamo, ti farò godere per molto tempo. Forse dovresti guardare prima cosa ti aspetta, disse abbassandosi i pantaloncini. Lentamente, ho abbassato i boxer rivelando un cazzo enorme e venoso. “Ummm …” ho leggermente leccato la punta. “Ho detto guarda, ma non toccare”. Sembrava serio.
Quando gli accarezzavo le palle, gemeva così profondamente che sono stata costretta a prenderlo in bocca. Luca non ha nemmeno provato a fermarmi. Egli ha semplicemente tenuto ferma la mia testa, mettendo le mani tra i capelli e spingendomi la testa in avanti e indietro fino a quando non era palesemente chiaro che stava per esplodere. Fermandosi un attimo per riprendere fiato, ho poi ricominciato a succhiare tenendo sempre in bocca il suo bastone, ed ingoiando un misto di saliva e di pre-cum. In verità, ho potuto succhiare il suo cazzo per giorni, settimane, mesi, per quella materia. Ho succhiato e slurpato e inghiottito fino a che non poteva fare a meno di schizzare la sua crema e riempirmi la gola. “Oh mio dio … oh mio dio …” esclamò, schizzando fuori qualche goccia. E dopo esplose quello che sembrava una tazza piena di liquido, e poi arrivò la calma ed il suo cazzo si afflosciò piano piano. “Mi dispiace. Non avevo intenzione di farlo…” “Mi è piaciuto, Luca. Mi è piaciuto molto, “sospirai, strisciando il unguento in eccesso intorno alle mie labbra. “Ma io volevo sborrare dentro di te”. “L’hai fatto”, sorrisi. “Tu sai cosa voglio dire”. Ha nascosto un ricciolo dietro l’orecchio ed accarezzò delicatamente il lato della guancia. “Quindi dovremo aspettare un po’, vero? Sono sicuro che ci sono altre cose che possiamo pensare di fare per passare il tempo”. Accarezzai affettuosamente i suoi peli del petto. “Sono sicuro che possiamo”. I suoi occhi brillavano. “Ora appoggiati sulle mani e sulle ginocchia. Voglio vedere il tuo culo”. Ero a quattro zampe e Luca era contentissimo di vedermi così – la sua lingua e le dita toccavano ovunque. Non ci volle molto tempo e miracolosamente, era di nuovo duro. Quindi, senza esitazione, fece scivolare un preservativo e mi sbattè nella figa il suo cazzo così duramente e così a lungo che in un primo momento era quasi insopportabile. Mi divertiva la sensazione di sentirmi così completamente riempito, e ci sono voluti solo una decina di colpi, ed ho sentito un secondo rilascio di sborra calda, sentendone le contrazioni attraversarmi più e più e più volte. Dietro di me, Luca dava schiaffi al mio culo e mi tirava i capelli per tutto quello che è valsa la pena. La sua voce era ruvida, le unghie mordevano la mia carne. Per quanto folle sembrava, cercavo di memorizzare e ricordare ogni dettaglio, dal prurito della trapunta sul letto, alla muffa, al profumo della camera, sapendo che probabilmente non sarebbe più accaduto. Quando tutto fu finito, eravamo entrambi sdraiati in silenzio, la luce sulla parete e fuori, l’atmosfera tra di noi una comunione piena di sentimento. Non c’erano parole per descrivere ciò che era appena avvenuto. E’ stato davvero un momento magico che ero sicura che nessuno di noi avrebbe mai dimenticato.