La ragazza vogliosa

Luisa e Marcello erano amici da anni ormai e si prendevano in giro su ogni argomento. A lei piaceva parlare con lui, gli piaceva passare intere giornate insieme. Gli piaceva la sua compagnia ed il botta e risposta quando parlavano. Spesso si presentava a casa sua per salutare o semplicemente bere qualcosa insieme. Altre volte per aiutarlo nella pulizia, nel rifacimento del letto, rastrellare le foglie, condividendo il lavoro e la compagnia reciproca. “Come hai passato il sabato?” gli ha chiesto e lui rispose: “Abbiamo vinto, con due gol”. “Potevi fare di meglio”, lo incalzò lei. “La prossima volta”. Amavano ridere insieme e qualche volta lei diceva: “Beh, lo dici sempre!”. “Le ragazze non sono autorizzate a giocare a calcio nella mia squadra!” diceva, un largo sorriso sul viso. “Ok! ma noi siamo più brave”. E continuarono i lavori domestici. Un giorno stava lì a bere limonata in quanto aveva previsto di fare un lavoro in casa. Voleva chiamare un falegname, ma pensava di potercela fare da solo. Il suo letto era sgangherato e lei era preoccupata che sarebbe crollato. Insieme hanno sollevato il materasso con la trapunta e lenzuola ancora su e si fermò su un lato contro il muro. Poi guardò il letto e non ci volle molto per vedere le viti allentate e i dadi dei bulloni che avevano bisogno di essere serrati. E’ andata a prendere una chiave inglese ed un cacciavite, mentre lui ha continuato a controllare il letto. Quando tornò sapeva già cosa fare. “Questo bullone ha bisogno di due dadi,” disse, “stringiamo il dado e poi ne mettiamo un altro su di esso in modo che non si muoveranno più”. “Hmm, un bullone con due dadi, molto interessante”, ha detto. Poi continuò. “Tutte le viti sono allentate, hanno bisogno di essere strette. Questo giunto sembra che non ha visto una vite da secoli”. Lei fece un ampio sorriso, arrossì e le mostrò come il legno era incastrato nel metallo. “Te ne intendi di viti e dati, eh”, disse lui, alludendo ad un doppio senso. Arrossì di nuovo e si misero a ridere. “Chiave per favore!”, disse lui mentre si chinava sopra l’angolo del letto, per meglio controllare il tipo di lavoro che bisognava fare. Non era comodo in quella posizione, così si sdraiò sul pavimento. Ben presto trovò un pezzo di legno che si era rotto, a forma di noce e ha chiesto se aveva qualcosa di più grande. “Non sono sicura, ma l’ultima volta che ti ho guardato non ho visto nulla di grande!” disse lei, ed entrambi risero e poi andarono a cercare la colla ed il cassetto delle viti e dei dadi. “Qui ci sono le palle, signore!” disse lei consegnandogli un barattolo pieno di bulloni. “No, non sono le mie palle, sono troppo piccole per il mio bullone!” Si misero a ridere. Andarono avanti a lavorare, girando intorno al letto, serrando i dadi e, dove necessario, aggiungendo un nuovo dado. Mentre lavorava lui continuava a fissare le tette di lei, due belle tettine chiuse dentro ad un reggiseno push-up, che davano loro una perfetta forma rotonda. La voglia di toccarle era tanto, ed il risultato era una erezione vistosa nei pantaloni. Mentre lui continuava a serrare i dadi, lei gli chiese, “Come sta la tua ragazza?”. “Che ragazza?”, rispose lui. “…non hai una ragazza?” Chiese lei, facendo finta di essere sorpresa, ma sapendo la verità. “No, non l’ho”, ha detto lui, sentendosi e mostrandosi visibilmente a disagio. “Hai mai avuto una ragazza?”. Anche in questo caso la risposta è stata negativa. “Allora, sei vergine?”, incalzò lei, in cerca di conferma. “Immagino di sì”, fu la sua pronta risposta, dimostrandosi a disagio perchè a 30 anni gli sembrava strano non avere ancora avuto un rapporto sessuale o solo aver toccato una figa. Ha finito il serraggio dei dadi. “Ora passiamo alle viti”, ha detto, sperando che con il cambiamento di attività, vi sarebbe stato un cambiamento nella conversazione. “Sì, ora le viti”, ha detto ridacchiando. Gli porse il cacciavite e ha un po’ di viti che aveva a portata di mano. Poi si è trasferita in un altro angolo del letto. “Questo è il buco che ha bisogno di una vite.” Risero entrambi e lei ha detto che non era l’unico e mentre rideva, gli passò una vite. “E’ questa la vite che vuoi?” chiese, “L’ho trovata mentre passavo l’aspirapolvere la settimana scorsa”. La avvitò nel foro. “E va bene” ha detto. Lei tornò all’attacco. “Hai fatto sesso con tutte le ragazze che ti piacciono?”, gli ha chiesto. “No”. “Ci sono ragazze interessate a te?” “No”. “Io non ci credo”. “Beh, se vuoi puoi avere me, anche se non ti interesso”, fu la contromossa di Luisa, che lo lasciò un po’ spiazzato. Lui la guardò ridendo e lei vide i suoi occhi concentrarsi sui seni, poi guardare la sua faccia. “Sono stata per anni la tua baby sitter e non è cambiato molto da allora. Sono seduta su di te ora, come tu eri seduto su di me”. Ci fu un momento di silenzio. “Ti ricordi quando abbiamo giocato?”. Lui non disse nulla, ma continuò, un dito sul petto, due dita sul mento. “E solletica qui”, poi la sua mano si mosse rapidamente al suo orecchio, pizzicandolo. “E ‘stata una buona partita”, ha detto, ridendo. “Sei troppo vecchia per questo gioco!!” “Non si è mai troppo vecchi per quel gioco”, lo incalzò lei. Ha iniziato di nuovo: “Io sono un mostro, in cerca di divertimento, io tocco qui, accarezzo lì, ti solletico qui e ti morderò lì!” E le pizzicò il lobo dell’altro orecchio. Il gioco si fece un po’ più hot, tanto è vero che lei si tolse la camicia e lui le toccò il seno, strizzandoglielo, poi le tolse una scarpa e si mise a giocare con il suo piede, accarezzandolo e baciandogli le dita. Un altro gioco era iniziato, ancora una volta, con il dito che le accarezzava la pancia, per poi finire nei propripantaloni, dato che con la sua mano libera si slacciò la cintura. Poi le dita accarezzavano tutto il pube, il cazzo e le palle. Si misero a ridere ma il gioco piaceva ad entrambi. Il gioco prendeva una piega particolare, con lei che infilata la mano nei pantaloni gli estrava il cazzo e glielo segava, per poi baciargli la cappella. Le sue dita andavano su e giù fino ai testicoli, accarezzandoli di tanto in tanto, sentendo la loro rotondità ed il pelo folto che li ricopriva. Tirò in basso lo scroto, mentre lui con la mano andava avanti a strizzarle i capezzoli ed a palparle le tette, assaporando ogni centimetro del seno. I capezzoli si irrigidirono sotto le sue dita e lei ansimò nel momento in cui lui prese in bocca, uno per volta i capezzoli, succhiando avidamente e mordicchiandoli. In un batter d’occhio furono completamente nudi, e la bella passerina era al vento, depilata, calda, umidiccia e desiderosa di attenzioni, ma lui non sembrava  volersi staccare dalle tette. Lui apprezzava la sega. Era silenzioso ed immobile, anche quando lei lentamente abbassò la testa e prese tutto il cazzo in bocca, assaporandone la consistenza morbida ed il gusto. Glielo succhiò per qualche minuto e poi fu il momento di ricambiare il favore. Lei aprì le gambe e lui affondò bocca e lingua nella figa, infilandole tutta la lingua e leccandogliela come fosse un gelato, sentendone il sapore dolciastro e goccie di liquido caldo uscire di tanto in tanto. Luisa ansimava e gli spingeva la testa contro le grandi labbra per fargli leccare più a fondo. Quando la fica fu bella umida ed allargata, lui gli infilò tutto il cazzo dentro, stantuffandola sino in fondo. Mentre la scopava con entrambe le mani gli stimolava il buco del culo, spesso solleticandolo, altre volte infilandoci un dito e lo sentiva aprirsi e chiudere ad ogni colpo di cazzo. La scopò per qualche minuto sino a che non era in procinto di sborrare. In quell’attimo tirò fuori il cazzo dalla fica e schizzò tutto sulle tette di Luisa. Getti di sperma caldo colarono lungo le tette e la pancia, sino a fermarsi sul clitoride e sulle labbra della passerina ormai aperta dal cazzone di lui. Erano stremati, tanto per il lavoro, quanto per la scopata e decisero di rimandare al giorno dopo le altre riparazioni al letto, ed anche sfondarle il culo… cosa che lei voleva più del letto riparato.