La lavanderia

Caterina ed io eravamo amici da quando avevamo 26 anni. I nostri genitori vivevano vicini, per cui era facile frequentarci. Abbiamo vissuto in una piccola città e le nostre famiglie frequentavano la stessa chiesa. Ci ho messo un po’ a capire, ma Caterina ha sempre avuto un debole per me. Avrebbe fatto carte false per essere la mia compagna di laboratorio nelle ore di scienze, unire i club a cui appartenevamo o anche solo frequentare le stesse squadre sportive (cosa che ovviamente non era possibile). Essere in una piccola città è il motivo principale della nostra lunga amicizia. Lei l’ho sempre considerata solo come una amica e lei mi considerava suo amico, il suo confidente unico. Nessun altro pensiero ci attraversava la mente. Abbiamo iniziato a guardare noi stessi come ragazzo e ragazza. Questo significò frequentare la stessa università, medesima facoltà e nella stessa classe; naturalmente, il nostro interesse sessuale cominciò a crescere e prendere forma. Durante il primo anno, i miei ormoni imperversavano, così come quelli di Caterina, ed abbiamo faticato non poco per tenerli sotto controllo. Facevamo i compiti insieme a casa sua, al piano di sotto, in camera intervallati da un dolce petting prima del lavoro e di un petting più “hard” dopo i compiti. Mi piaceva come ragazza, lo capivo e sentivo ogni giorno di più. Facevo sempre scivolare le mani sotto la sua maglietta e giocherellavo col suo reggiseno. Ricordo l’emozione che ho provato quando mi ha lasciato sganciare il reggiseno e accarezzare le sue tette per la prima volta. Caterina aveva le tette notevolmente più grandi rispetto alle altre donne, ed una dei due seni era più gonfio dell’altro, a causa di un intervento chirurgico, ma a lei non ha mai dato fastidio. In realtà questa cosa mi eccitava, lo ammetto.
Caterina era abbastanza alta, circa 1.80, pesava sui 65kg, con capelli biondo scuro raccolti in una coda di cavallo per la maggior parte del tempo edocchi marroni. Tutti i ragazzi la guardavano e le ragazze erano invidiose del suo bel corpo. I suoi genitori erano abbastanza benestanti, perchè il padre è proprietario di una società. Avevano una bella casa nella parte ricca della città. Si fidavano molto di Caterina e sapevano della nostra relazione ed il fatto che ero sempre insieme alla loro figlia non li disturbava affatto. Questa fiducia ci ha portato a sperimentare diversi giochi sessuali, forti del fatto che nessuno poteva disturbarci. Con l’arrivo della laurea ed una sempre più duratura frequentazione, sono diventati più frequenti ed intensi i momenti di petting. Durante l’estate avevamo molta più libertà, l’uso delle auto, ed i genitori sempre più contendi di vederci insieme. Io vorrei che Caterina si lasciasse andare fino al punto di permettermi di toglierle la maglietta ed il reggiseno, nonchè farsi anche sbottonare i pantaloni per consentirmi di toccare con le mani tutto il suo corpo. La prima ed unica volta che mi ha permesso di fare questo e succhiare le sue belle tette sono venuto nei pantaloni. Caterina rise e si era sentita onorata di aver causato questo. Lei mi ha offerto di toglierle i pantaloni, e non me lo sono fatto dire due volte. Ora aveva addosso solo le mutandine. Alla fine mi sono sdraiato su di lei ed ho potuto sentire il mio cazzo duro contro la sua figa, attraverso le mutandine. Sono venuto ancora. Ero fuori controllo! Di solito facevamo petting, cioè ci bacevamo, coccolavamo e toccavamo fino a che ognuno non raggiungeva l’orgasmo. A noi questo bastava. Una notte Caterina mi ha chiesto se mi sarebbe piaciutotornare alla lavanderia con lei in modo che potesse mostrarmi qualcosa. Curioso di ciò che aveva in mente ho accettato. Abbiamo camminato mano nella mano, vestiti solo con l’intimo, in quanto i vestiti erano dentro alla cesta della biancheria sporca, pronta per essere lavata. Penso che siamo stati entrambi eccitati dal pericolo potenziale che sentivamo nell’essere in quello stato. Mi spiegò che aveva detto alla mamma che avrebbe caricato la lavatrice prima di salire al piano di sopra. Ha acceso la lavatrice, in modo che si crei del rumore per coprire eventuali altri suoni. Poi sparse un po’ di biancheria, per lo più asciugamani e lenzuola, sul pavimento. Caterina sussurrò se volevo spogliarle le mutandine, sapendo che in passato lo avevo ho fatto. Dopo aver fatto ciò allungò la mano e mi tirò giù i boxer. Restammo abbracciati a baciarci, completamente nudi entrambi per la prima volta. Scivolò fino alle ginocchia e cominciò a baciare delicatamente il mio membro duro, leccandolo su e giù. Mi chinai a esplorare le sue tette con le mie mani. Poi si sdraiò e potei così inserire un dito nella sua calda figa, molto delicatamente. Ha preso il mio uccello in mano e lentamente l’accarezzò. Era evidentemente affascinata da questa nuova esperienza, ma per essere una dilettante stava andando alla grande. In poco tempo, ho sentito una eruzione che stava per zampillare e vidi esplodere su tutto il suo petto e collo. Chiuse gli occhi e si spalmò il dito pieno di sperma caldo intorno ai capezzoli per alcuni secondi. Poi rimase a bocca aperta più volte, inarcò la schiena e fece dei gemiti a tono basso, mentre si masturbava le sue tette scivolose. Sapevo che stava avendo un orgasmo intenso. Dopo diversi minuti di carezze, leccate e ad esplorazioni con mani e lingua, afferrò un asciugamano e si asciugò tutta e poi mi ripulì. Si vestì in fretta ed abbandonammo la lavanderia, per non destare sospetti nei suoi genitori. Ricordo in particolare un rapporto sessuale avuto un venerdì di quello stesso anno, quando Caterina mi disse che i suoi genitori stavano accompagnando la sorella ad una visita medica per l’iscrizione ad una scuola fuori città. Non sarebbero tornati a casa quella notte ed lei era stato affidato il compito di controllare la casa. Caterina mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto andare da lei per preparare insieme la cena. Ho accettato di buon grado. Ho detto a mia madre che uscivo con gli amici e che sarei probabilmente tornato a casa tardi perché era venerdì. Sono arrivato a casa di Caterina sotto una pioggia torrenziale. Caterina aveva la porta del garage aperta così sono passato attraverso il portico per non bagnarmi. Sono riuscito a tenere la mia macchina nel vialetto, lontana da vicini indiscreti e pettegoli. Mi ha aspettato sulla porta ed accolto con un bacio profondo alla francese ed ho avuto la sensazione che la serata sarebbe stata speciale. Era vestita con un maglione stretto di colore rosa, sciarpa di seta stampata e pantaloni. Abbiamo guardato un po’ di televisione e preparammo una cena semplice. Dopo la pulizia mi ha invitato al piano di sotto, un posto molto intimo. Non c’erano finestre in quella camera, così ci siamo sentiti più al sicuro. Abbiamo messo su un po’ di musica e cominciato a baciarci ed accarezzarci. Era evidente fin dall’inizio che questa notte sarebbe stata molto speciale. Ci spogliammo in fretta ed eravamo entrambi caldi e pronti. Si sdraiò, sorrise e allargò le gambe. Mi inginocchiai e mi baciò. Continuai a baciarla sino a che non volli leccarla, dal collo fino in fondo alle sue tette. Presto arrivai a leccarle le labbra della figa, facendo scivolare la mia lingua nella sua figa, provocando ripetuti gemiti di ecstasy. Dopo alcuni minuti lei allungò la mano ed appoggiò il mio cazzo duro sul buchetto della sua figa. Ho chiesto: “Sei sicuro?” Lei annuì con la testa. Aveva preso la pillola per un paio di mesi per regolare il suo periodo fertile, quindi non c’erano problemi. Ho inserito il mio uccello nella figa vergine e poi lo tirai indietro. Con ogni spinta andavo più in profondità. Lei si irrigidì a causa del dolore dolore, gemette in silenzio in un primo momento, e poi finalmente sembrò rilassarsi. Superato il primo momento di imbarazzo, ci muovemmo insieme. Iniziai succhiando dapprima un capezzolo e poi l’altro, molto avidamente. Questo mi fece eccitare terribilmente e dopo pochi istanti, mi sono sentito rabbrividire ed eruttare lunghi schizzi di panna calda. Sono venuto mentre lei stava raggiungendo l’orgasmo. Abbiamo avuto il nostro primo orgasmo insieme ed è stato fantastico. Nel giro di un’ora eravamo di nuovo eccitati e pronti ad avere il nostro secondo orgasmo. Ci siamo seduti nudi e ascoltato un po’ di musica, accarezzando il corpo dell’altro senza restrizioni. Si stava facendo tardi e ho detto a Caterina che era meglio salutarci. Lei ha voluto che lo facessimo un’altra volta, ma questa volta da dietro. Si è messa a carponi ed ho spinto il mio cazzo di nuovo duro nella sua figa mentre le stringevo il culo. Mi divertivo, ancora una volta, a giocare con le sue tette, stringendo e tirando i capezzoli in sincrono con la scopata. Caterina è venuta per primo, seguita poco dopo da me. Ho sentito il suo orgasmo bagnarmi l’uccello e colare fuori dalla passerina umida. Finito tutto ci siamo ripuliti, rivestiti ed io a malincuore sono tornato a casa mia, ma sapevamo che ci sarebbe stato molto di più nei mesi a venire.