La cameriera fa gli straordinari

Non era del tutto sicuro di come si era arrivati a questo, essendo una madre single con una figlia di due anni. Il fatto che ha dovuto lasciare la figlia in un asilo nido ogni giorno, ma ormai la sua vita era impostata così e difficilmente sarebbe cambiata e lei vorrebbe cambiare. Quello che cambierebbe, se avesse avuto la possibilità, era il suo lavoro. Faceva la domestica ad ore. Ancora oggi, la maggior parte dei suoi clienti erano persone educate ed oneste. Alcuni avevano figli, e semplicemente non hanno il tempo di mantenere sotto controllo tutto. Poteva riferirsi a questo. In questi giorni era molto stanca, e si trascinò su per le scale a casa di Luciano, sentendo ogni muscolo del suo corpo cominciare a tirarsi. Non vi era nessuna casa che odiasse pulire più di questa. Luciano era un bell’uomo, e Marcia sarebbe stato la prima ad ammetterlo. Questo era uno dei pochi motivi che la spingevano a fare le pulizie a casa sua. Il problema era la sua orribile abitudine di seguirla da una stanza all’altra e guardare mentre lei puliva. Lui non l’aveva mai toccata, non aveva fatto commenti volgari. Stava sempre e solo a guardare. Aggiunto a questo il fatto che non poteva prevedere la sua stessa risposta se lei si rifiutasse di essere toccata. La sua mente aveva preso a vagare per i suoi sogni. Peggio ancora è stato il fatto che, quando chiuse gli occhi come faceva quando giocava col suo vibratore su se stessa in quei rari momenti di solitudine, sorrideva compiaciuta. Basta con questi sogni erotici, pensò. Suonò il campanello e spostò il peso da un piede all’altro. Faceva freddo, e l’uniforme che le è stato richiesto di indossare non potrebbe essere considerato un vestirsi adatto al clima. Le sue gambe erano coperte di pelle d’oca, e lei era certa che il freddo le stava indurendo pure i capezzoli che in pochi secondi erano in piedi sull’attenti. Che figura. Finalmente la porta si aprì, e si sforzò di sorridere. Giuseppe stava lì, il suo sorriso abituale fissato saldamente sul volto, e le sue mani tremanti. Lei non fece una piega, ed ha spostato i suoi prodotti per la pulizia nell’altra mano, e ha tenuto il suo sguardo. O meglio, ha cercato di tenere il suo sguardo. I suoi occhi scivolarono verso il basso suisuoi seni eretti per il freddo e lei arrossì, imbarazzata che la stava vedendo in tale stato. “È un po ‘freddo qui, Marcia?” lui con voce strascicata, facendosi da parte per permetterle di entrare nella sua casa. Lei passò accanto a lui senza rispondere e non poteva fare a meno di sentire il suo profumo, di colonia, spezie e cedro, pieno che aleggiava nell’aria. Un vero profumo da uomo. Si è impegnato molto per essere così maledettamente attraente, pensò amaramente, mentre si faceva strada nella sua cucina. Egli la seguì, e poteva sentire i suoi occhi sul suo sedere. Voltandosi verso di lui, il suo sguardo è stato accolto da un sorriso compiaciuto, come è sempre stato. Un sorriso unito ad un sorriso da ebete mentre le fissava sempre il culo con uno sguardo misto tra il contento ed il voglioso. Lei non ci faceva caso, lui era single e come a tutti gli uomini piaceva guardare una bella donna, soprattutto quando ce l’hai a pochi centrimetri e ne puoi persino sentire il profumo. Lei era infastidita dal fatto che lui continuava a guardarle il culo, e sembrava anche compiaciuto di questo, dato che era visibile il pacco nei pantaloni; un’erezione visibile che lui non faceva nulla per nascondere. A dirla tutta nemmeno lei faceva di tutto per nascondere le grosse tette che uscendo dal suo costume da cameriera, sembravano volessero esplodere da un momento all’altro. “Se lo vuoi sapere,” disse, avvicinandosi a lei, “Non credo che questo vestito ti si addica”. Una donna come te dovrebbe essere indossare diamanti”. “E nient’altro, suppongo,” sbottò, irritata dalla battuta poco simpatica, almeno secondo lei. “Ora che mi ci fa pensare,” disse con un ringhio basso, mentre faceva un passo verso di lei. Fece un passo indietro e colpì l’isola, ma non smettendo di muoversi verso di lei. Era chiaro che lui ci stava provando spudoramente e lei non sembrava dispiaciuta di questo. “Da quanto tempo tu mi vuoi, mi chiedo”, pensò mentre appoggiava una gamba tra le sue. “Io – io no,” disse lei, desiderando il suo corpo, ma non avendo mai il coraggio di farglielo capire o dire in faccia. Lui non rispose con le parole ed invece catturò le sue labbra in un bacio bruciante. La sua lingua spinse all’ingresso, e lei gemeva un po’ come sentii la sua lingua che faceva pressione per entrarle in bocca. Le sue mani si muovevano di loro spontanea volontà per i capelli, le dita che toccavano un po’ ovunque. Se fosse stata onesta sarebbe stata costretta ad ammettere che lei aveva immaginato quel momento esatto numerose volte, anche se si stava rivelando molto meglio in realtà rispetto ai sogni erotici che faceva mentre si masturbava col vibratore. “Bugiardo” sussurrò contro la sua bocca, le sue mani posandosi sulla sua vita per appoggiarsi sul bancone. “E’ politica aziendale vestire i dipendenti in gonne troppo corte, o sono solo fortunato?” chiese, le dita rispolverando la coscia al bordo della gonna in questione. “Mi ha quasi ucciso quando hai pulito la vasca. So che indossi mutandine di pizzo rosso scuro ogni volta che vieni qui”. Rabbrividì. Dopo la prima volta che aveva pulito per lui, aveva iniziato ad indossare il reggiseno preferito e intimo provocante ogni volta che andava a casa sua. Il fatto che lui la guardava l’aveva fatta eccitare ed ogni volta si bagnava al solo pensiero. “C’è un reggiseno in coordinato?” mormorò, portando la testa per baciare e succhiare sulla pelle sensibile dietro l’orecchio. Le sue mani si diressero verso la linea di bottoni sulla sua camicia. Le sue dita agili in breve tempo hanno aperto tutti i bottoni e spogliato la camicia, con molta grazia e delicatezza. I suoi occhi si oscurarono ed un sorriso attraversò le labbra appena vide il reggiseno e le due belle e sode tette che facevano capolino. Non appena le mani di lui le toccarono le tette, lei rabbrividì ed in un attimo si bagnò la figa; le sue mutandine riveleranno poi una macchia scusa sul davanti, quasi a formare una riga, frutto del suo brodo femminile che di tanto in tanto zampillava fuori dalla fichetta. “Ti sei toccata in questo modo ed immaginato che ero io?” chiese, eliminando il reggiseno per far ruotare i suoi capezzoli. Mentre lei gemeva leggermente cercando di dare una risposta, l’ha tirata più vicino a lui. “Mi immaginavi mettere la bocca su di te, in questo modo?” Ha seguito la sua domanda con il movimento, la pressione di un bacio a un seno, poi l’altro, prima di iniziare a succhiarli, e con la lingua giocare con i capezzoli e le aureole rosa.
Lei inarcò il suo corpo contro di lui, sapendo che tutto quello che aveva detto era vero, e che la sua risposta era comunque destinata a far crescere l’eccitazione in modo più sfrenato, mentre continuava a giocare con le sue tette, ormai dure sotto ai colpi di lingua. Era da tanto che un uomo non la toccava così, da tanto tempo non si era sentita desiderata. Solo che non se la sentiva di chiedergli di fermarsie, dato che stava godendo come poche volte giocando era successo e non aveva intenzione di interrompere nulla. La sua mano si mosse il suo interno coscia in risposta, mettendo da parte le sue mutandine umide e facendo scorrere un dito dentro le sue labbra della fica ed il clitoride. “E che dire di questo?” chiese, girando il pollice nel clitoride, a cui seguii un altro dito dentro, cosa che la mandarono in pieno orgasmo, facendola urlare dal piacere. “siiii, siiii” rabbrividì, ammettendo ad alta voce a se stessa più che a lui. “Tutto questo mi fa godere come una vacca” Lei si muoveva sopra la sua mano, consapevoli entrambi del fatto che le sue inibizioni si stavano rapidamente sciogliendo. “Mi piace”, fu tutto quello che uscì prima di ritrovarsi la sua bocca intenta a succhiare il suo clitoride, e leccando con la lingua allo stesso tempo, trovando un ritmo pari a quello delle sue dita. Sembrava un’eternità che stava godendo, non capiva nemmeno lei cosa stava succedendo, inebriata dal fatto che il suo uomo stava giocando con la sua figa e la faceva godere ogni secondo di più.
I suoi occhi aperti per vedere le sue braccia forti che la tenevano stretta, vide lui mettersi un preservativo. Si appoggiò al suo ingresso umido e lei allargò le gambe più che poteva, con il suo corpo che si muoveva per conto suo. Fece scivolare facilmente il cazzo dentro di lei, riempiendo lei e rallentando per poter prendere confidenza con il suo calore avvolgente. «Sì», disse, con voce rauca. “Scopami”. E lo ha fatto, sbattendola in cima alla sua isola della cucina. Ha incontrato il suo piacere ad ogni spinta, inarcando il corpo e godendo insieme. Il suo nome è diventato un mantra sulle labbra, e lei si sollevò sui gomiti per guardare i loro corpi che si incontravano. E ‘stato molto probabilmente lo spettacolo più erotico che avesse mai visto, e lei gemeva mentre lui le tirava indietro la testa per i capelli, e mordicchiava lungo la gola. Egli stava succhiando la pelle sensibile dietro l’orecchio e lei gemeva dal piacere. Il suo corpo aveva desiderato questo da secoli. Si accorse che lui stava per venire, perchè il suo corpo sembrava tremare e sentiva forti spasmi nella fica, segno che anche lei aveva raggiunto l’orgasmo. “Penso che abbiamo fatto un ottimo lavoro sulla cucina di oggi, Marcia. Ti aiuto a pulire la camera da letto dopo”, ha detto, aiutandola a scendere dal bancone. “E allora forse ci sposteremo a pulire il bagno”. Marcia sorrise mentre si allontanò, splendidamente nuda, verso la sua camera da letto.  Rifarebbe ogni cosa e non cambierebbe nulla della sua vita.