IL DOLCE RICATTO – 2° PARTE

nipote– Fu una settimana incandescente, con mia figlia vissi emozioni indescrivibili, non vedevo l’ora di rientrare a casa per stare con la mia piccola. – Oh bambina mia …mi fai impazzire sai – le sussurravo fra un bacio e l’altro. – Ma papà…basta chiamarmi bambina, sono una donna ormai.- E aggiungendo sorniona – …e tu lo sai benissimo. La mia piccola aveva delle uscite biricchine che non le conoscevo, credo sia stato la scoperta del sesso, per me però restava sempre la mia bambina. Il giorno dopo, appena rientrato dal lavoro come aperitivo, brindai bevendo i suoi sughetti. Dopo un interminabile bacio scavando con la lingua la sua piccola boccuccia, mentre nei calzoni si stava scatenando una tempesta ormonale, dopo averle sfilato le mutandine mi inginocchiai davanti al suo altare dell’amore. Era seduta sul divano – Apri bene le gambine – mormorai, poi tuffai il viso in quella valle deliziosa beandomi del suo profumo. Scopammo come bricchi sedendoci poi a tavola seminudi ma
con un appetito gigantesco.
– Lucio, che stava sempre con le antenne in ascolto, mi tirò un colpo mancino; Infatti incontrando “casualmente” mia figlia per strada parlando, le disse che le avevo confidato il nostro segreto e lei, ingenuamente glielo confermò.
Quella sera stessa venne a casa mia e, dopo aver girato in largo con certi discorsi, infine mi disse che sapeva tutto. – Da amici come siamo – dovresti spartirla con me…come ai vecchi tempi-
Continuò ad insistere e, infine vedendomi ostico, mi tentò affermando che mi avrebbe potuto farmi promuovere a Direttore Regionale della sua ditta. La cosa era molto allettante per me, ma l’innata gelosia mi fece restare sulle mie. – Non ti ricordi quelle belle orgette che si faceva ad Urbino? So che ci tenevi da morire e, guarda che tua figlia, io l’ho già classificata, ha il fuoco fra le gambe, tu non riusciresti mai a soddisfarla – Continuò con le sue lusinghe, ma io già pensavo a quella cattedra Direzionale. Lui vide il mio vacillare e mi fece l’affondo aggiungendo che quel posto era come la rampa di lancio per posti sempre più di prestigio e, naturalmente ben remunerati. Chiesi di lasciarmi riflettere anche se avevo già deciso. Avuto poi il mio assenso, mi consigliò come poter vincere la mente di mia figlia.
Ore 10,30 una Mercedes nera, lucida, frena davanti al maestoso ingresso della Direzione Generale, il mio autista si precipita ad aprirmi la portiera. Incravattato e tirato a festa scendo tenendo in mano la mia pregiosa borsa, ho il cuore gonfio d’orgoglio, ce l’ho fatta.
– Ora Lucio ha avuto la sua parte. Ricordo bene quella sera che venne da noi. La mia bambina intelligente com’era, aveva capito benissimo la situazione allettata anche lei nell’avere il proprio padre con così alte cariche.
Quella sera si era in salotto noi tre, la mia donna era ancora via e, dopo aver chiacchierato per un’oretta, si giunse al dunque.
– Su Elsina dai…alza la gonnellina, fai vedere allo zio Lucio le tue gambine – E lei seguendo le mie istruzioni – Ma papà lo zio le ha già viste questa estate al mare …- Si, è vero ma pare si sia dimenticato come sono belle…e poi le cose belle piacciono sempre…su da brava bambina alza la gonnella. – Mio Dio, mi s’è rizzato il cazzo anche a me. Si stava facendo il giuoco della bambina ingenua. Infatti se era legati due nastrini ai capelli ai lati della testa, una camicetta bianca e una gonna pieghettata blè da collegiale. Quella scena si è scolpita nel mio cervello in modo indelebile. C’era una bambina davanti ad due uomini dai capelli brizzolati, che teneva sollevata la gonna mostrando loro le sue gambette perfette – Tira un po’ più su Elsina bella – la esortò Lucio- Lei allora la sollevò ancora un pochino ma sempre poco – Vieni qui dal papà – dissi attirandola ame. La tenni ferma con la sinistra, con la destra le alzai la gonna mostrando al nostro ospite b
enefattore le mutandine della mia bimba. Pareva proprio una bambina, nessuno le avrebbe dato i 18 anni che portava. Poi averla li fra le mie braccia con quel suo fare da adolescente, fece scattare la mia libido.
– Guarda Lucio la mia piccola, guarda che bella fichetta che si è fatta, ti ricordi vero quand’era piccina…guarda ora, guarda che bel corpicino che ha. – A queste parole seguivano i fatti, le calai le mutandine alle ginocchia accarezzando i rari peli pubici del suo inguine. Le palpai il pancino liscio e piatto scendendo con le dita fra le sue intime labbra. Cominciai a lavoramela palpando e mettendo a nudo le piccole tette e quando fu mezza nuda, Lucio si avvicinò a noi . – Elsa, amore – le sussurrai- Lo zio Lucio sta per morire…non vorrai lasciarlo così vero? – Crollò la testina spazzolandomi il viso con i capelli lisci e nerissimi. la baciai e, mentre giocava con la lingua del suo papà, lo zio le cercò il corpicino cominciando a brancicarla da tutte le parti. Quindici minuti dopo, noi maschi rivivemmo quei momenti orgiastici vissuti negli anni universitari.
L’avevamo spogliata completamente. lei si era un pochino impaurita dalla foga dello “zio” ma rassicurata dal mio sorriso si abbandonò ai piaceri del sesso. Quella sera quando tornò nella sua cameretta, aveva la piccola fica in fiamme, l’aveva scopata lui sborrandole dentro tre volte e io due. Si era quasi slogata le mascelle negli impagabili pompini che ci regalò. Il naturale rimorso che ebbi fu largamente ripagato oltre dall’avanzamento sociale, anche dal fatto che Lucio la volle come sua compagna permettendomi di unirmi a loro e continuando nel tempo il piacere proibito dell’incesto. Un solo rammarico mi rimase nel cuore, e cioè di non essere stato io a romperle il sederino; Lui inizialmente lo pretese ma poi lasciò che anche il mio uccello frequentasse quel sito. Ora la mia bambina riceve nel suo letto il “marito” e il suo babbino che tanto l’ama. A qualche ricevimento la mia figliola vestita di tutto punto assiste alle cerimonie, seria e computa, nessuno sa che cosa
noi tutti nascondiamo sotto il nostro affabile e cordiale comportamento e questo ci stimola sempre più a fornicare più non posso.