Giorgio e sua madre – Parte 2 – Devozione materna

Madre troiaMelania era ancora scossa per quello che aveva fatto, suo figlio ancora nudo di fronte a lei, ansimava guardandola dritta negli occhi. Cosa le era preso, come aveva potuto masturbare suo figlio, il suo unico figlio? Non sapeva darsi una risposta, aveva visto solo il suo ragazzo, un ragazzo giovane, era stato il suo istinto di donna?  O era stato il suo sconfinato amore per il sangue del suo sangue, la sua creatura?

La differenza tra sottile che passa tra le due cose la sconvolgeva. Attonita e inerte si sedette sulla sdraio di fianco al letto mentre Giorgio si avvolgeva il camiciotto ospedaliero intorno ai fianchi, coprendo i suoi genitali ancora bagnati del suo seme appena spillato. L’aria della camera era pesante, l’atmosfera densa di preoccupazione e sconcerto, nel silenzio che quel plumbeo momento aveva portato, entrambi ripresero le loro posizioni, come se nulla fosse successo si addormentarono.

La mattina seguente cominciò che l’alba non si era ancora levata, ben prima delle sei si sentirono le infermiere girare per il reparto, era l’ora delle analisi e la colazione sarebbe stata servita tra non molto. Melania sapeva che in neanche un’ora sarebbe venuto il marito, prima del lavoro, a prenderla per riportarla a casa. non aveva dormito granché in quelle ore di buoi, la sua mente era funestata dai dubbi ed ogni istante rivedeva lo sguardo del figlio, spaventato e allo steso tempo eccitato. Come si sarebbe comportata col marito presente. Si levò dalla sdraio ed inizio a piegare le coperte, aprì anche la finestra a soffietto affinché un po’ della fresca aria marzolina entrasse nella stanza e magari le portasse consiglio. Suo figlio era ancora assopito, o almeno così le sembrava. Si avvicinò al letto e tese la mano sui biondi capelli del ragazzo, boccoli scompigliati cadevano sulle rosse gote del ragazzo. Era il suo dolce bambino, le labbra rosse, quasi femminili per la loro carnosità. Giorgio aprì gli occhi e guardò verso la madre, uno sguardo languido misto a preoccupazione. “Non è successo nulla amore mio, non devi preoccuparti, non hai fatto nulla di male, sarà un segreto tra me e te”, disse la donna sussurrando le parole come se fossero una dolce ninnananna, “dormi ancora un po’, è ancora molto presto”. Lo baciò sulla fronte accarezzandogli il petto come una madre fa spesso con i bambini a letto. C’era solo l’amore di una madre in quelle sue parole?

Ben presto vennero i carrelli della colazione, un’inserviente aveva depositato il solito vassoietto con fette biscottate, marmellata e frutta e stava chiedendo cosa il ragazzo avesse voluto bere: “ un po’ di latte caldo, col caffè”rispose Giorgio, seduto sul letto e coperto da una vestaglia. L’aria di marzo era penetrata nella stanza, raffreddando l’ambiente caldo e umido dell’ospedale e dando quel po’ di freschezza che un giovane rinchiuso in una stanza non poteva che gradire.

Il signor Mario era finalmente arrivato, aveva portato un sacchetto con le paste calde e per il figlio anche il giornale, così che avesse qualcosa da fare durante la mattina e il giro visite, durante il quale l’acesso al reparto era inibito e non si poteva guardare la televisione. “Ci vediamo oggi pomeriggio ragazzo mio, chiama se hai bisogno, ti ho fatto la ricarica al telefono, nel caso ti fosse servito del credito. Io e la mamma torneremo verso le cinque oggi, finisco prima il lavoro!”

Il viaggio verso casa di Melania e del marito fu silenzioso, non avevano nemmeno acceso la radio, l’uomo era allegro nonostante avesse davanti una lunga giornata di lavoro. “Dai amore, quest’agonia è quasi finita, presto ce lo riportiamo a casa. E poi ho in mente un viaggetto, magari io e te, nulla di esagerato, magari un fine settimana a Firenze o a Venezia, può venire mia madre a tenerlo d’occhio per un paio di giorni. Ti meriti un po di riposo!”, l’euforia dell’uomo si infranse contro la reazione piuttosto fredda della donna, non gli sembrò che la moglie ne fosse entusiasta, ma non volle indagare né chiedere, si convinse che la nottata in ospedale, l’ennesima, l’avesse lasciata di cattivo umore a causa del poco riposo. Non era il viaggio ad impensierire Melania, ma i sensi di colpa per ciò che aveva fatto e ancor di più per ciò che nel profondo della sua mente aveva pensato di fare. Sola in casa passò molte ore a rimuginare su quanto accaduto, sarebbe stato saggio tornare in ospedale? Avrebbe mai recuperato il rapporto col figlio? Non aveva risposta ai quesiti che le ronzavano in testa. Mangiò da sola, fece alcune faccende e per il resto camminò per casa, quasi fosse un anima in pena. O forse lo era davvero.

 

Il caldo del reparto era soffocante, Giorgio era seduto sul letto, anche quella sera sarebbero stati soli, nessuno era stato ricoverato e quindi il ragazzo non aveva avuto nessuno tutto il giorno con cui parlare. Mario gli aveva preso in edicola un’altra rivista e qualche pacco di caramelle dolci. Forse lo stava viziando ma era il suo unico figlio e gli voleva davvero bene. La notte era arrivata a piede leggero, i corridoi deserti e silenziosi erano illuminati da rade televisioni accese. Melania dopo aver salutato l’assonnata infermiera di turno chiuse dietro di sé la porta della stanza. Il figlio era silenzioso a letto, cercava di leggere senza successo il libro di Gogol portato dai suoi compagni di classe. “Giorgio, io non so cosa sia successo stanotte, però non uscirà da questa stanza. Ci ho pensato tutto il giorno, non so perché ho agito così, ma quella che deve scusarsi sono io. Spero saprai perdonarmi”. “Mamma, io non sono arrabbiato, solo che

 non me lo sarei mai aspettato, io…”,  Melania aveva raggiunto il letto e si era seduta di fianco al figlio guardandolo, stava osservando le splendide labbra del ragazzo, la sua bocca da adolescente, la sua aria di innocenza giovanile era ai suoi occhi irresistibili. Non fece finire il ragazzo, lo prese per il mento gentile e appoggiò la sua bocca a quella di suo figlio. Giorgio, si lasciò andare e presto le loro bocche si unirono del tutto. Sua madre lo stava baciando in bocca, con dolcezza mentre sentiva le mani della donna sul suo petto, lo stava svestendo con calma mentre le loro lingue stavano danzando.

Melania interruppe il bacio e si concentrò nello spogliare il ragazzo che muro assisteva alla scena. Sbottonò con calma il camicione dell’ospedale e lo voltò sui lati, scoprendo il corpo del ragazzo e la sua erezione, velata unicamente dal sottile strato di stoffa delle mutande. Con pazienza fece passare il braccio ingessato attraverso la mani e poi l’altro sano. Era davvero un bel fanciullo il suo Giorgio. Biondo, con gli occhi color del mare e con la pelle bianca e morbida che si modellava attorno a fianchi stretti e spalle larghe. Il ventre era piatto e i muscoli in generale erano abbozzati ma non esageratamente definiti. Poteva capire cosa ci trovassero le ragazzine in lui, le ricordava suo marito da giovane ma riconosceva nel mento gentile e nelle ciglia lunghe i suoi tratti di madre. Guardandolo negli occhi afferrò i bordi delle mutande e con un gesto semplice le fece scivolare giù fin dopo i piedi. Eccolo di nuovo nudo davanti a lei in tutta la sua bellezza di adolescente. Anche lei prese a spogliarsi, sempre sotto lo sguardo attento del figlio che sembrava aver superato quella fase di imbarazzo iniziale e non provava nemmeno a nascondere la sua turgida erezione, slacciò la blusa che portava e la sfilò per lasciare esposto il seno finemente avvolto nel pizzo e seta di una sottoveste che le arrivava ai fianchi. levò i pantaloni lunghi e caldi con i quali si era protetta dal freddo e lasciando ancora il suo busto coperto, fece scendere le mutandine nere fino a terra. Ormai solo quel velo di seta orlata nascondeva il resto delle sue grazie al figlio, i cui occhi erano scandagliavano la madre dal sesso fino alla faccia.

Il momento era arrivato, con grazia innata salì sul fianco del letto; mentre il figlio provava timidamente a chiederle cosa volesse fare lei era già a cavalcioni su di lui. Il volto del ragazzo all’altezza del seno guardava la madre con voglia. Aveva capito bene anche lui cosa avrebbero fatto. Melania tese la mano verso l’erezione del figlio e dopo aver afferrato saldamente la lunga verga del ragazzo, abbassò i fianchi e la guidò dentro di lei. Il calore della vagina della madre, nonché l’attrito con quelle pareti sorprendentemente strette fecero mugugnare di piacere Giorgio che rivolò gli occhi e la testa all’indietro in pura estasi. “Facciamo piano ora”, sussurrò la madre nelle orecchie del ragazzo, “lascia guidare me”. Lenta e potente cominciò a far scendere i fianchi accogliendo per intero la verga del giovane, per poi risalire e avvertire alle porte della sua femminilità il glande largo e spesso che suo figlio aveva avuto dalla natura. Di nuovo in basso e poi ancora in alto, il respiro di Giorgio iniziò a farsi più profondo, come in profondo Melania sentiva la virilità del suo bambino farsi strada sicura nel posto dal quale ella stessa proveniva. Il suo piccolo era finalmente a casa. Il ritmo salì e si fece sfrenato, Giorgio col braccio sano faceva scorrere la mano al di sotto della seta e sentiva il corpo maturo ma sodo della madre sotto i suoi artigli. Presto la donna sfilò anche l’ultimo capo, rivelando il suo seno prospero alla bocca ansiosa del ragazzo che prese immediatamente a leccarle i capezzoli. Entrambi stavo godendo appieno di quell’amplesso proibito e scandaloso, avrebbero voluto andare avanti in eterno, ma si sa, prima o poi tutto finisce e il finale che li attendeva era la punta del piacere. La donna pizzicò i turgidi pettorali di Giorgio e alla fine strinse la sua testa tra i senti, sussurandogli tra un sospiro di piacere e l’altro l’imminenza dell’orgasmo. Il giovane, sentendo anch’egli l’esplosione imminente, fece forza coi suoi fianchi andando ancora più a fondo. Una sola parola si udì nella stanza, forte e chiara:”Mamma!”. Giorgio era venuto copiosamente all’interno di Melania, che senza remore aveva accolto godendo il caldo seme del figlio. Sfiniti si diedero un caldo bacio per poi rilassarsi, lei sopra di lui mentre il seme del ragazzo le colava tra le gambe, fluido e abbondante. Avevano fatto l’amore, madre e figlio, cosa sarebbe stato di loro d’ora innanzi?

 

Continua…

Bardo le Piacere