Carico e scarico merci in azienda

Lunedì mattina. La maggior parte delle persone odiano il lunedì mattina. Penso che siano solamente divertenti (per non dire ridicole). Certo è odioso doversi alzarsi presto e tornare al lavoro, ma lunedì è il giorno che mio marito, Gianmarco, viene sempre in ufficio per sostituire i boccioni dell’acqua fresca da bere. Questo è il giorno che fingiamo di non conoscerci e flirtiamo come due matti. Questo lunedì è speciale. I grandi capi se ne sono andati e saranno fuori sede per un totale di tre settimane, dato che sono partiti per un viaggio in Giappone e Hong Kong per comprare nuove perle per una linea di produzione che dovrebbe (si dice) partire a giorni. Gianmarco ed io ci divertiamo con questi giochi di ruolo l’una con l’altro per un certo tempo e gli diamo un tocco sempre più caldo col passare del tempo. Almeno fino a quando non ci annoiamo e cambiamo stile di approccio. Quando vedete qualcuno che deve firmare per la consegna di pacchi e lettere e dato che sono io quella che ronza di solito vicino a Gianmarco attraverso i percorsi di sicurezza, sono io quella che lascia i segni del suo passaggio. Ricordo di quella volta che per poco il grande capo non ci beccava a scopare nell’ufficio della segreteria postale. Quella volta nessuno di noi ha avuto una penna a portata di mano così ho fatto un passo davanti a lui sporgendo il mio culo verso il suo cavallo leggermente piegata in avanti quasi appoggiata sopra il tavolo per prendere una penna. E’ caduto nella mia trappola, il mio tentativo di sedurlo è riuscito perfettamente. Premendo il rigonfiamento nei suoi pantaloni sempre più contro il mio culo mentre lui prendeva una delle mie tette strizzando con forza il capezzolo duro. Questo stava succedendo mentre il capo entrò. Non stavamo facendo veramente nulla e sono sicuro che non ho capito quello che era successo, erano molto più evidenti gli sguardi sorpresi e colpevoli che avevamo sui nostri volti che lo sguardo irritato del boss. Da quel giorno ha fatto in modo di avere una visione chiara del mio ufficio e di quello di Gianmarco per assicurarsi su come ci comportavamo durante il turno di lavoro. Dimenticate il fatto che siamo sposati. Siamo ancora in grado di sedurci con poche parole dolci e frasi unite insieme con alcune palpatine apparentemente innocenti. Vedo il camion fare manovra ed entrare in azienda  e spostarsi verso il piano alto che da sull’esterno dell’edificio. Gianmarco aiuta l’autista a scaricare il bancale; infatti lo vedo entrare nel camion da cui esce poco dopo sollevando un enorme contenitore portandolo in spalla. Riesco a vedere i suoi muscoli flettersi sotto la camicia. Non c’è da meravigliarsi che solleva pesi per mantenersi in forma. Ricordo che ieri mattina sono stata svegliata da lui mentre si eccitava strofinando una delle mie tette e mi toccava la mia figa con una delle sue lunghe dita. A ben pensarci non ricordo quante volte le mie mani hanno toccato quei muscoli e mi vengono in mente tutte le volte in cui mi ha scopata. La sua voce si sentiva al citofono, “Devo scaricare i boccioni dell’acqua”, ormai il testo della chiamata era sempre lo stesso. Dopo averlo fatto entrare, gli dico di appoggiare il contenitore a terra, mi fa un sorriso e mi accarezza il volto con quella voce profonda e sexy, “buongiorno”. Sembra tremare tutto l’ufficio. Sorrido e ricambio il saluto. Si mette ad armeggiare per rimuovere tutti i vecchi contenitori dal magazzino ed accatastare quelli nuovi e pieni, in base alla data di scadenza e del lotto di produzione. Quando ha finito lo vedo abbandonare momentaneamente i contenitori vuoto sul pavimento del piazzale aziendale. “Sei tutto sola oggi?” mi chiede, non vedendo in ufficio il mio principale. “Sì, sono sola e lo sarò per qualche giorno, i capi sono in trasferta per acquistare delle materie prime”. Egli pone la bolla di consegna sul tavolo e mi fa un sorriso malizioso sbilenco, “Ho bisogno di una firma per la consegna, ma ho dimenticato la mia penna”. Io ridacchio, “che peccato…”, ben sapendo che la penna l’ha dimenticata di proposito. Ora sono io che abbocco alla sua esca. Faccio un passo davanti a lui con l’intenzione di prendere una penna, ma lo sento premere contro la mia schiena, le sue mani che si fanno strada sotto la mia camicia ad accarezzare le tette. “Lei non indossa un reggiseno?”, dice mentre sento i miei capezzoli venire sull’attenti sotto le sue dita giocose. Un gemito mi sfugge: “Il reggiseno è facoltativo qui”. Muove la sua mano sotto la mia gonna accarezzando dapprima il culo prima e poi passando due dita tra le labbra della mia figa. Sento il suo respiro caldo sul mio orecchio, “Chiedere che le mutandine siano opzionali sarebbe troppo, suppongo”. Mentre mi baciava il collo ho allargato le gambe, per poi chinarmi in avanti e sporgere il mio culo, mettendo le mani saldamente appoggiate sul tavolo. Si abbassa quansi mettendosi in ginocchio e spinge la gonna fino alla vita ed inizia a leccare la mia figa da dietro. Una mano si muove intorno in cerca del mio clitoride, sento la sua lingua calda tracciare un percorso ben definito fuori e dentro la mia figa, stimolando certe volte il clitoride, mentre le sue dita facevano il resto. Presto mi sento le sue lunghe dita che iniziano a scivolare dentro e fuori dalla mia figa. Giro la testa per guardarlo. Lo vedo venire in piedi ed aprirsi la cerniera. In un attimo sento la cappella del suo cazzo scivolare su e giù tra le labbra la mia figa, fermandosi ogni tanto a sfregare contro il mio clitoride. “Oh Gianmarco, per favore…”, “ti voglio dentro di me”, la mia più che una richiesta sembra un implorare. Non se lo fa ripetere due volte ed infila il suo cazzo dentro di me. Mi vengono i brividi  di piacere puro nel sentire le labbra della mia figa avvolgersi intorno al suo bastone rigido. Con le mani tenute salde sui miei fianchi fa scivolare il suo bellissimo cazzo dentro e fuori. Gemo, gridando “ficcamelo e spingimelo più in fondo”, e vengo accontentata. Lo sento strofinare col suo cazzo il mio clitoride mentre il mio culo schiaffeggia contro il suo bacino, e sembravano quasi incollarsi con ognuna delle sue spinte. I miei muscoli erano completamente tesi e la mia figa stringeva la presa sul suo cazzo ed il mio orgasmo stava per esplodere, In pochi secondi raggiunsi l’orgasmo schizzando i miei umori caldi ed appiccicosi sul suo cazzo che sembrava più lubrificato che mai. Egli continuava a fottermi fino a quando ho sentito il suo ringhio mentre schizzava tutto il suo sperma dentro di me. Un paio di spinte più lenti epiacevoli mentre il suo orgasmo piano piano terminava. Dopo aver ripreso entrambi fiato mi giro verso di lui. Gianmarco mi avvolge tra le sue braccia e mi bacia teneramente. Quando abbiamo finito ci rivestiamo e Gianmarco prende i contenitori vuoti pronto a tornare al suo lavoro di camionista. Prima di uscire dalla porta si china, mi dà un dolce bacio e dice: “Ci vediamo la settimana prossima”. Adoro il mio lavoro ed adoro che mio marito finga di non conoscermi quando viene a scaricare la merce in azienda.