Agatina scopa al cimitero

Da quando sono diventata vedova la voglia di scopare è diventata irrefrenabile.
Il paesino di Nicolosi è però davvero piccolo e quindi evito accuratamente di avere avventure con gente del mio paese, o quanto meno con gente che conosco.
Gli sconosciuti invece sono perfetti e, tra l’altro molto più eccitanti.
La natura con me è stata particolarmente generosa, altezza quasi un metro e settanta, una quarta come seno e, soprattutto tette belle sode e alte, vita stretta aiutata dal fatto che non ho avuto figli, culo da brasiliana e cosce tornite al bronzo ed affusolate.
Inoltre un viso rotondo con lineamenti regolari, occhi grandi e neri, cappelli lunghi scuri e ricci e labbra alla dellera.
Con queste caratteristiche capirete perché non dovevo accontentarmi soltanto di fascinosi cinquantenni, che comunque non sono da buttare via, ma nelle mie conquiste potevo inserire anche nerboruti e aitanti giovanotti con meta dei miei anni.
Qualche domenica fa ero andata a trovare mio marito al cimitero, abbiamo una bellissima cappella di proprietà della famiglia di mio marito e, mentre sto recitando qualche preghierina, noto che stanno seppellendo un tizio nella tomba accanto. I soliti piagnistei di un paio di donne, moglie e figlia presumo, ma la mia attenzione è attirata da un drappello di aitanti e sudati seppellittori tra cui un marcantonio alto quasi due metri con fisico da rugbista e cappelli folti rossicci.
Anche loro però mi hanno notato e diversamente non poteva essere tenuto conto che il vestitino corto ed attillato color nero che indossavo mi faceva fare proprio una gran bella figura.
Il tizio rosso che mi aveva colpito, per guardare il mio culo quasi non fa cedere la corda anzitempo facendo precipitare la tomba a terra.
Per fortuna tutto si conclude bene ed io a questo punto mi attardo sull’uscio della cappella.
Come sospettavo e speravo, il ragazzotto mi ha notato eccome. Finito il lavoro, la comitiva si allontana, gli altri operai si dirgono verso un altro viale ed il ragazzo si avvicina e mi domanda se ho necessità di aiuto.
Preciso che non parlava una parola di italiano e recitava in catanese stretto ma a me ne fregava praticamente zero, mi invento che sento odore di bruciato da dentro la cappella e lo faccio entrare.
Chiudo la porta della cappella alle mie spalle e mi dirigo dritta verso la sua di cappella. Gli esco infatti il cazzo e comincio a masturbarlo ancora in piedi mentre lo guardo dritto negli occhi muovendo la lingua in maniera ammiccante.
Dicono che il cazzo è proproprzionato alla lunghezza del piede, vi dico soltanto che avra avuto almeno 47 di piede, mi alzo il vestitino un po a fatica e mi tolgo le mutandine, lo faccio sedere sui gradini posti alla base della tomba e mi siedo sopra di lui inghiottendo con la fica il suo cazzo duro ed alquanto bollente.
Comincio quindi ad eseguire un movimento ritmico a smorzacandela e sento il cazzo interamente dentro di me, lo sento quasi in gola, più mi muovo e più godo come una porca, mi sorprende un orgasmo violento, fra I più forti mai provati, mi vengono dei brividi di freddo ed un mal di testa bestiale, lui nel frattempo mi inonda la fica con il suo sperma.
Mi dice di chiamarsi sergio e che la prossima settimana si deve sposare.
Gli faccio gli auguri e penso che la sua futura moglie sarà proprio fortunata.